In una specie di bassura arenosa, tra due dune, Turlendana sì incontrò con la carogna di Barbarà non ancora sepolta. Il gran corpo, tutto spellato, era sanguinolento; le masse adipose della schiena anche erano scoperte ed apparivano d'un colore giallognolo; su le gambe e su le cosce la pelle rimaneva con tutti i peli e i dischi callosi; nella bocca si vedevano i due denti enormi, angolosi, ricurvi della mandibola superiore e la lingua bianchiccia; il labbro di sotto era, chi sa perchè, reciso; e il collo somigliava ad un tronco di serpente.

Turlendana, in conspetto di quello strazio, si mise a gridare scotendo la testa. Faceva un verso singolare, che non pareva umano. [pg!349]

— Ahò! Ahò! Ahò! —

Poi, volendo chinarsi su 'l camello, stramazzò; si agitò invano per rialzarsi; e, vinto dal torpore del vino, rimase senza conoscenza.

Binchi-Banche e il finanziere, come lo videro cadere, sopraggiunsero. Lo presero, l'uno da capo e l'altro da piedi; lo sollevarono, e lo adagiarono lungo su 'l corpo di Barbarà, atteggiandolo a un abbracciamento d'amore. Sghignazzavano i due operando.

E così Turlendana giacque co 'l camello, sino all'aurora. [pg!350]

[SAN LÀIMO NAVIGATORE.]

In un giorno di sole un pescatore discese alla riva del mare con le nasse; e camminò così verso austro, a piedi nudi, su l'arena ove il fiore salino qua e là biancheggiava simile a un cristallo puro e raggiante. Il silenzio era grande nell'ora, e le acque a pena fluttuavano. Come l'uomo giunse al punto in cui un ramo di fiume metteva foce nel mare, si fermò per succingersi, poichè l'alveo qua e là scoperto rendeva facile il guado. Un altro ramo affluiva più lungi; e il paradiso del delta, pingue d'alluvioni, in mezzo prosperava di piante e di animali.

Volarono sopra il capo del guadante molti uccelli ordinati in triangolo, giocondi al cantare, e discesero tra li alberi. Onde l'uomo, allettato da quella melodiosa delizia di richiami, sostò su l'altra sponda; e piacevolmente poi andò premendo la freschezza [pg!351] dell'erbe con le calcagna use alla sabbia torrida, mentre le sue pupille fastidite dal candor salino si riposavano nel verde.

Una dolce deità di pace ora felicitava la selva: da un albero all'altro saglienti si comunicavano i cantici, s'aprivano a piè dei tronchi famiglie di fiori versando aromi, e in alto tra li intervalli stellanti delle fronde fioriva anche il cielo. Tutte le creature in quel rifugio esercitavano liberalmente la vita. Il suono de' passi tranquilli su i muschi meravigliava nell'animo l'uomo; il quale così procedendo per mezzo a quella mansuetudine di amori si sentiva come da una pia unzione di balsamo lenire la fatica delle membra e purificare.