Ma quando giunse egli al centro della selva; un miracolo gli si offerse alli occhi. Giaceva su la natural cuna dell'erbe un infante e sorrideva, teneramente luminoso, in una forma tra di essere umano candidissima e di fiore. Le carni si piegavano in anella rosee ai polsi, ai malleoli, alla nuca; e i piedi terminavano in quelle vaghe arborescenze di cui li antichi artefici ornarono le statue di Dafne cangiata in lauro. Li arbusti aromatici facevano in torno al nato una musica d'orezzo, soave come il murmure delle prime api nella stagione del miele.

Il pescatore, attonito, ristette. D'improvviso un [pg!352] vecchio con lunghe trecce di barba su 'l petto, con su 'l capo una mitra d'oro, simile in vista a un patriarca, sorse dalla terra.

“Raccogli il fanciullo, e recalo al tuo signore. Tu vivrai lungamente in letizia, e i pesci riempiranno le tue reti.”

Disse il vecchio; e subito sparve come un'ombra nel sole.

Il buon pescatore si guardò in torno, stupefatto. Li alberi stormivano, e un branco di caprioli passava tra i frútici.

Egli riempì d'erbe uno de' suoi cesti, e sopra vi adagiò l'infante. Rifece il cammino, a traverso la selva, portando su la testa il peso. E poichè al moto dei passi la culla di vimini ondeggiava, l'infante si addormentò placidamente, lungo la riva del mare.

————

Ora viveva nel suo gran palagio il signore delle terre marittime, su 'l declivio di un colle. Egli era benigno co' i sudditi, come un padre co' i figliuoli; prossimo al limitare della vecchiezza, egli era pacifico e saggio nel timore di Dio.

Vasti pomari, pieni di tutti li alberi fruttiferi e odoriferi, prosperavano dietro il palagio; mule e cavalli nobili oziavano dinanzi alle greppie cariche [pg!353] di fieni e di biade; l'olio empiva i pozzi nei sotterranei; tanta era la copia del fromento che immensi granai stavano sempre aperti al piacere di ognuno, liberal cibo anche alli uccelli del cielo, e tanta era la copia delle uve che in autunno, nella natività del vino, lunghe file di bestie da soma partivano a traverso i dominii, recando la divizia del liquore letificante.

Nell'interno i cortili marmorei, come li atrii di un re, erano giocondi d'acque vive, di aranci, di statue, di paggi e di cani. Corami preziosi incisi di chimere e di draghi, incrostature di agate e di diaspri, avori di liofanti e di liocorni ricoprivano le pareti delle stanze; le suppellettili materiate di legni, di metalli e di tessuti rari si riflettevano, come in lucidi specchi, ne' pavimenti di musaico polito. Grandi logge sorrette da ordini di colonne in pietra numidica, coperte da tappeti di fiori e da cortinaggi di foglie, si prolungavano in fuga giù pe 'l declivio sino al limite della rada frequente di pesci. Sotto una delle logge erano le mude, governate da buoni maestri: ogni anno Candiotti, Sarmati e Sassoni le provvedevano di cinquecento girifalchi, e poi d'astori bianchi d'Africa, di sagri tartari, di pellegrini d'Irlanda, di tunisenghi germanici, di lanieri provenzani in grande abbondanza. [pg!354] Nel lato di settentrione spaziava il parco ricchissimo di selvaggina, ove tra li altri animali prolificavano diecimila cervi e sessantamila fagiani.