“Signora, riposatevi,” diceva la femmina ospitale, invitandola ad entrare.
La casa era bassa ed oscura; ed aveva quell'odor particolare che hanno tutti i luoghi dove molta gente agglomerata vive. Tre o quattro bambini nudi, anch'essi col ventre così gonfio che parevano idropici, si trascinavano su 'l suolo, borbottando, brancicando, portando alla bocca per istinto qualunque cosa capitasse loro sotto le mani.
Mentre Donna Laura seduta riprendeva le forze, la femmina parlava oziosamente, tenendo fra le braccia un quinto bambino, tutto coperto di croste nerastre tra mezzo a cui si aprivano due grandi occhi, puri ed azzurri, come due fiori miracolosi.
Donna Laura domandò:
“Qual è la casa di Luca Marino?”
L'ospite co 'l gesto indicò una casa rossiccia, all'estremità del paese, in vicinanza del fiume, circondata quasi da un colonnato di alti pioppi. [pg!124]
“È quella. Perchè?”
La vecchia signora si sporse per guardare.
Li occhi le dolevano, feriti dalla luce solare, e le palpebre le battevano forte. Ma ella stette qualche minuto in quell'attitudine, respirando con fatica, senza rispondere, quasi soffocata da una sollevazione di sentimento materno. — Quella dunque era la casa del suo figliuolo? — Subitamente, per una involontaria operazion dello spirito, le apparvero dinanzi l'interno della stanza lontana, il paese di Provenza, le persone, le cose, come nel bagliore di un lampo, ma evidenti, nettissimi. Ella si lasciò ricadere su la sedia, e rimase muta, confusa, in una specie di ottusità fisica proveniente forse dall'azione del sole. Nelli orecchi aveva un ronzio continuo.
Disse l'ospite: