“Volete passare il fiume?”
Donna Laura fece un cenno inconsciente, incantata da un turbinio di circoli rossi che gli si producevano nella retina.
“Luca Marino porta uomini e bestie da una riva all'altra. Ha una barca e una chiatta,” seguitò l'ospite. “Se no, bisogna andare fino a Prezzi a cercare il guado. È tant'anni che fa il mestiere! È sicurissimo, signora.” [pg!125]
Donna Laura ora ascoltava, facendo uno sforzo per raccogliere tutte le sue facoltà sensorie che si disperdevano. Ma pure, dinanzi a quelle novelle del figliuolo, restava smarrita; quasi non comprendeva.
“Luca non è del paese,” riprese la femmina grassa, trascinata dalla nativa loquacità. “L'hanno allevato i Marino che non avevano figliuoli. E un signore, non di qui, gli ha dotata la moglie. Ora vive bene; lavora; ma ha il vizio del vino.”
La femmina diceva queste cose ed altre, con semplicità grande, senza malizia per l'origine sconosciuta di Luca.
“Addio, addio,” fece Donna Laura, levandosi, presa da un vigore fittizio. “Grazie, buona donna.”
Porse a uno dei bimbi una moneta: ed uscì alla luce.
“Per quella viottola!” le gridò dietro, indicando, l'ospite.
Donna Laura seguì la viottola. Un gran silenzio regnava intorno, e nel silenzio le cicale cantavano a distesa. Alcuni gruppi d'olivi contorti e nodosi sorgevano dal terreno disseccato. Il fiume, a sinistra, brillava.