La carrozza era ancora lontana, immobile, nel punto dove essi l'avevano lasciata.

“Ancora un poco, Elena! Ancora un poco! Vuoi ch'io ti porti?”

Andrea, preso da un impeto lirico infrenabile, si abbandonò alle parole.

— Perchè ella voleva partire? Perchè ella voleva ora spezzare l'incanto? I loro destini omai non erano legati per sempre? Egli aveva bisogno di lei per vivere, delli occhi, della voce, del pensiero di lei.... Egli era tutto penetrato da quell'amore; aveva tutto il sangue alterato come da un veleno, senza rimedio. Perchè ella voleva fuggire? Egli si sarebbe avviticchiato a lei, l'avrebbe prima soffocata sul suo petto. No, non poteva essere. Mai! Mai! —

Elena ascoltava, a testa bassa, affaticata contro il vento, senza rispondere. Dopo un poco, ella sollevò il braccio per far cenno al cocchiere di avanzarsi. I cavalli scalpitarono. [pg!160]

“Fermatevi a Porta Pia,” gridò la signora, salendo nella carrozza insieme all'amante.

E con un movimento subitaneo si offerse al desiderio di lui che le baciò la bocca, la fronte, i capelli, li occhi, la gola, avidamente, rapidamente, senza più respirare.

“Elena! Elena!”

Un vivo bagliore rossastro entrò nella carrozza, riflesso dalle case color di mattone. Si avvicinava nella strada il trotto sonante di molti cavalli.

Elena, piegandosi sulla spalla dell'amante con una immensa dolcezza di sommessione, disse: