“Rosa! Rosa!” chiamò Don Giovanni, con la voce soffocata, sentendosi invadere da un rammarico immenso.
La femmina comparve.
“Racconta com'è stato! Per dove è partita? E quando è partita? E perchè? E perchè?” chiedeva Don Giovanni, facendo con la bocca una smorfia puerile e grottesca, come per rattenere il pianto per respingere il singhiozzo. Egli aveva presi ambedue i polsi di Rosa; e così la sollecitava a parlare, a rivelare.
“Io non saccio, signore.... Stamattina ha messa la roba nelle valige; ha mandato a chiamare la carrozza di Leone; e se n'è andata senza dire niente. Che ci volete fare? Tornerà.”
“Torneràaa?” piagnucolò Don Giovanni, sollevando li occhi dove già le lacrime incominciavano a sgorgare. “Te l'ha detto? Parla!”
E quest'ultimo verbo fu uno strillo quasi minaccioso e rabbioso.
“Eh.... veramente.... a me m'ha detto: — Addio, [pg!165] Rosa. Non ci vediamo più.... — Ma.... in somma.... chi lo sa!... Tutto può essere.”
Don Giovanni si accasciò sopra una sedia, a queste parole; e si mise a singhiozzare con tanto impeto di dolore che la femmina ne fu quasi intenerita.
“Don Giovà, mo che fate? Non ci stanno altre femmine a questo mondo? Don Giovà, mo vi pare?...”
Don Giovanni non intendeva. Seguitava a singhiozzare come un bambino, nascondendo la faccia nel grembiule di Rosa Catana; e tutto il suo corpo era scosso dai sussulti del pianto.