— Pss! psss! pssss! —
Nel teatro il silenzio divenne profondo. All'alzarsi della tela, la scena era vuota. Il suono d'un violoncello veniva di tra le quinte. Uscì Tilde, e cantò. Poi uscì Sertorio, e cantò. Poi entrò una torma di allievi e di amici, e intonò un coro. Poi Tilde si avvicinò pianamente alla finestra.
Oh! come lente l'ore
Sono al desio!...
Nel pubblico incominciava la commozione, poichè doveva essere imminente un duetto di amore. Tilde, in verità, era un primo soprano non molto giovine; portava un abito azzurro; aveva una capellatura biondastra che le ricopriva insufficientemente il cranio; e, con la faccia bianca di cipria, rassomigliava a una costoletta cruda e infarinata che fosse nascosta dentro una parrucca di canapa. [pg!177]
Egidio venne. Egli era il tenore giovine. Come aveva il petto singolarmente incavato, le gambe un po' curve, rassomigliava un cucchiaio a doppio manico, su 'l quale fosse appiccicata una di quelle teste di vitello raschiate e pulite che si veggono talvolta nelle mostre dei beccai.
Tilde! il tuo labbro è muto,
Abbassi al suol gli sguardi.
Un tuo gentil saluto,
Dimmi, perchè mi tardi?
È la tua man tremante....
Fanciulla mia, perchè?
E Tilde, con un impeto di sentimento:
In sì solenne istante
Tu lo domandi a me?
Il duetto crebbe in tenerezza. Le melodie del cavaliere Petrella deliziavano le orecchie delli uditori. Tutte le signore stavano chinate su 'l parapetto delle tribune, immobili, attente; e i loro volti, battuti dal riflesso del verde delle bandiere, impallidivano.
Un cangiar di paradiso
Il morir ci sembrerà!