Per il sentiero, segnato nel bosco dalla gente di mare, la compagnia riprese il viaggio. Cadeva il sole, quando giunse all'Arsenale di Rampigna.
A un marinaio, che camminava lungo il parapetto di mattone, Turlendana domandò:
“Quella è Pescara?”
Il marinaio, stupefatto alla vista delle bestie, rispose:
“È quella.”
E tralasciò la sua faccenda per seguire il forestiero.
Altri marinai si unirono al primo. In breve una torma di curiosi si raccolse dietro Turlendana che andava innanzi tranquillamente, non curandosi [pg!211] dei diversi comenti popolari. Al ponto delle barche il camello si rifiutò di passare.
— Hu, Barbarà! Hu, hu! —
Turlendana prese ad incitarlo con le voci, pazientemente, scotendo la corda della cavezza con cui ora egli lo conduceva. Ma l'animale ostinato si coricò a terra e posò la testa nella polvere, come per rimanere ivi lungo tempo.
I plebei d'in torno, riavutisi dalla prima stupefazione, schiamazzavano gridando in coro: