“Barbarà! Barbarà!”
E, come avevano dimestichezza con le scimmie perchè talvolta i marinai dalle lunghe navigazioni le riportavano in patria insieme ai pappagalli e ai cacatua, provocavano Zavalì in mille modi e gli porgevano certe grosse mandorle verdi che il macacco apriva per mangiarne il seme fresco e dolce golosamente.
Dopo molta persistenza di urti e di urli, alla fine Turlendana riuscì a vincere la tenacità del camello. E quella mostruosa architettura d'ossa e di pelle si risollevò barcollante, in mezzo alla folla che incalzava.
Da tutte le parti i soldati e i cittadini accorrevano allo spettacolo, sopra il ponte delle barche. Dietro il Gran Sasso il sole cadendo irradiava per [pg!212] tutto il cielo primaverile una viva luce rosea; e, come dalle campagne umide e dalle acque del fiume e del mare e dalli stagni durante il giorno erano sorti molti vapori, le case e le vele e le antenne e le piante e tutte le cose apparivano rosee; e le forme, acquistando una specie di trasparenza, perdevano la certezza dei contorni e quasi fluttuavano sommerse in quella luce.
Il ponte, sotto il peso, scricchiolava su le barche incatramate, simile ad una vastissima zattera galleggiante. La popolazione tumultuava giocondamente. Per la ressa, Turlendana con le sue bestie rimase fermo a mezzo il ponte. E il camello, enorme, sovrastante a tutte le teste, respirava contro il vento, movendo tardo il collo simile a un qualche favoloso serpente coperto di peli.
Poichè già nella curiosità delli accorsi s'era sparso il nome dell'animale, tutti, per un nativo amore delli schiamazzi e per una concorde letizia che sorgeva a quella dolcezza del tramonto e della stagione, tutti gridavano:
“Barbarà! Barbarà!”
Al clamore plaudente, Turlendana, che stava stretto contro il petto del camello, si sentiva invadere da un compiacimento quasi paterno.
Ma l'asina d'un tratto prese a ragliare con sì [pg!213] alte ed ingrate variazioni di voci e con tanta sospirevole passione che un'ilarità unanime corse il popolo. E le schiette risa plebee si propagavano da un capo all'altro del ponte, come uno scroscio di scaturigine cadente giù pe' i sassi d'una china.
Allora Turlendana ricominciò a muoversi attraverso la folla, non conosciuto da alcuno.