Al misticismo dei Nagini (note personificate), dei Gandorva (musici), dei Silfi (suoni dell’aria), mandati da Brama per mezzo di Visnù, risalgono quei sistemi. Un Beherata fu indicato dal Balbo come il primo ed immutabile metodista.
Coloro che più dappresso alle remote epoche conobbero i costumi di quei popoli, e con ecletico studio si valsero della prima sapienza, naturalmente ne interpretarono meglio le dottrine; e nelle loro imitazioni ci lasciarono le traccie men dubbie delle antichissime norme.
Tornar dovremo adunque ai miti della antica Grecia e alle filosofiche disquisizioni che teorizzando sull’arcano linguaggio, lo fecero di comprensione universale, di appartenenza enciclopedica, di cosmologica armonia.
E come vedemmo in capo a queste memorie, dovremmo ricercare le leggi di quel linguaggio in bocca d’ogni poeta e d’ogni filosofo, nei trattati di tutte le scienze.
I canti della vetusta sapienza religiosa, morale, politica, a Rama, a Krisna, a Teuto, a Vodan, stanno a prova immutabile dell’espressione poetica nata coll’uomo.
Chirone, il contemplatore della natura, insegna la musica ad Esculapio e ad Achille.
Demodoco, amoroso cantore, palesa in Omero il linguaggio di Venere e di Marte.
Erméte in Grecia, od Irminsul nella Sassonia, interpreta il voler degli Dei.
Orfeo, figlio a Calliope, sapiente nelle celesti e umane cose, svela col canto i misteri Isiaci agli Egizi ed agli Argonauti. — Lino rivela ai pastori il metodo d’Esiodo[160].
Fenio celebra alla corte d’Ulisse la fedeltà di Penelope. — Tirteo insegna i canti guerreschi[161].