Timoteo di Mileto coi varj modi della sua, eccita o calma i furori d’Alessandro.

In Menalippo, in Pitoclide ed in Ferecrate, riconosce Plutarco altri sistemi e perfezionamenti delle varie cetre.

D’Euclide d’Alessandria non sono smarriti alcuni insegnamenti, sui quali specialmente e su quelli d’Aristoxene, capo di setta musicale ed autore il più antico che ci resti in tale scienza, sembra che Aristide Quintiliano aguzzasse l’ingegno. Da questo autore, che scrisse dopo di Cicerone, abbiamo la divisione della Melopea in ypatoide, mesoide, e netoide, a seconda dei modi e delle estensioni dei canti.

Vennero poi Alipio, Censorino, Gaudenzio, Nicomaco e Bacchio, dai quali tutti avemmo pratiche ed utili nozioni[162].

Speciali nozioni teoriche ci lasciava anche Platone, classificando, come altrove abbiam detto, i diversi elementi della musica in tre ordini; primo de’ quali, la parola, mele o sostanza musicale; a cui segue il ritmo o misura; infine il suono o l’accordo[163].

Aristoxene di Taranto, suddetto, discepolo di Aristotile, dava nuovo impulso alla ritmica colle sue controversie sulle divisioni e misure e sui rapporti dei suoni che ci furono tramandati.

Portico quindi trova acconcio suddividere le Platoniane massime di cui era seguace, distinguendo le parti musicali, in metrica pei versi, poetica pei tuoni e gli accenti, ritmica per la danza, ipocritica per la pantomima, organica pegli istrumenti, armonica per il canto.

Nozioni ci lasciava il divino Socrate che comprendevano le armonie de’ cieli: altre il fantastico Pitagora, il quale nelle voci degli animali e nel fremito degli elementi riconosceva le anime trasmigrate; come i Zoroastri e i Magi Persiani sentivano l’accordo degli Spirti del cielo coi genj viventi; ma più che dagli insegnamenti misteriosi degli uni e degl’altri maestri, fu scuola reale e più valida la tradizione.

Tradizione è la Scuola Aristoxenica che riportavasi unicamente al giudizio dell’orecchio, all’opposto dei Pitagorici che s’atteneano alla precisione del calcolo. Fra le quali scuole tenne il mezzo quel Tolomeo, celebre matematico, che scrisse in greco stile i Principj dell’armonia, verso i tempi dell’imperatore Antonino. Alle formulate tradizioni di quest’autore, s’informarono poi fra i latini, Boezio ai tempi di Teodorico, Marziano, Cassiodoro e Sant’Agostino.

Tradizione è la legge de’ canti degli Egizj e degli Ebrei; e mentre dell’ebraica musica non resta nozione alcuna, ad onta de’ sforzi dell’Ugolini per darcene qualche traccia nel suo Tesoro dell’Antichità sacra, la tradizione serba tuttora qualche nozione degli ebraici canti.