Egizio e Bernacchi di Bologna, diedero risultamenti felici di educazione vocale, accettati dai cantanti per tradizione e per pratica, meglio che per teoria.
Amadori a Roma, Redi a Firenze, Peli a Modena, Vallotti a Padova, Pugnani a Torino, Gervasoni a Piacenza, Brivio a Milano, furono docenti di canto, che senza tante pretese di scienza e di teorie, formarono cantori incomparabili, interpreti di quella scuola sublime nella sua semplicità, che pur non era ancora corrotta prima del nostro secolo.
Giambattista Mancini, Ascolano, maestro alla imperial Corte di Vienna, nel 1774 dettò Le Osservazioni pratiche sul canto figurato, esponendo realmente le varie eleganze di questo, per modo da far dimenticare quelli antichi Compendj-Regole di canto fermo o semifigurato, o Principj per cantare gli otto toni ecclesiastici, o Elementi di figurato e semifigurato, che più o meno succinti, tratti dalle introduzioni ai corali, o da lavori frateschi, anonimi o con beate indicazioni, andavansi ristampando a facile e comoda usanza.
Ma anche questi nuovi figuristi del canto, compreso il padre Martini, dappoi venuto a confutarli furono freddi osservatori che s’attennero più alla parte materiale che allo spirito del canto, e furono, dirò così, i fisici della bell’arte; i nuovi lavoratori che apparecchiarono il terreno a coltivazion più elevata; i regolatori dell’organismo per cui il soffio animatore non dovea trovare più inciampo.
Infatti il Tosi ed il Mancini fissano il modo di disporre la bocca, come quando sorride naturalmente; piantano la linea perpendicolare de’ denti; segnano la apertura media e regolare; scostano all’indietro le braccia per lasciar libero il movimento del petto.
Albanese, confermando l’utilità dell’atteggiamento sorridente, che per giunta fà sempre piacere, ferma la bocca nei passaggi, ne’ quali tocca alla gola d’agire e null’altro (Lettere 1773).
Il Martini negli Accenti della voce fa consistere la varietà dei coloriti; e indicandoli coi soliti segni con cui gli antichi maestri figurarono le diverse emissioni, alcuni ne marca nuovamente con legature e mordenti, spiegandone gli effetti in base sempre agli atteggiamenti di gola ed a seconda delle sue dilatazioni o ribattimenti[204]. Sente di quel meccanico, per cui gli alemanni Herbst e Petris accentavano nelle loro Musiche pratiche[205].
Col padre Martini peraltro si può dire formata l’arte del canto, e come tale ormai riconosciuta.
Il bolognese maestro, che tenne per cinquantanove anni scuola alla cappella di san Francesco, che dalle passate ricerche, da tante recenti sperienze, e dalla sapienza di tanti illustri contemporanei, aveva potuto attingere, e illuminar la sua mente speculativa, compendiò le teorie dell’arte; e coronò il bell’edificio, lasciando una Storia della Musica, e fondando una scuola divenuta celebre per la solidità delle dottrine ivi insegnate e pel gran numero d’eccellenti professori sortiti.
Godeva il Martini d’una reputazione europea come il più sapiente de’ musicisti; egli era in corrispondenza coi più grandi personaggi del suo tempo, quali Federico II di Prussia e Clemente XIV; gli uomini più istruiti, i compositori più illustri lo consultavano con deferenza e si appoggiavano all’autorità delle sue decisioni, come fece Gluck in una circostanza solenne.