[134]. Di Alessandro Scarlatti conservansi nella Veneta Biblioteca 83 volumi o drammi.
[135]. Tale raccolta che ora rappresenta la storia degli istrumenti musicali, vien conservata dal nob. Pietro Correr a Venezia.
[136]. Esemplare che si conserva alla Marciana: L’Euridice di Ottavio Rinuccini e G. Caccini. 1600, Firenze.
[137]. Raccolta di Verardo Marcellino, Roma 1493.
[138]. Fin dal principio della pubblicazione dei quattro libri de’ Pontificali dell’Ambrosiana Chiesa erasi preposto (1619) «Miranda sedes (Metropolitanae) omnibus igitur nominibus exornata — ut omnem Italiam trahat in admirationem — illud etiam prope singulare habuit, ut armonica modulatione cum primis annumeraretur; caelestem ex mortali parte Musicen secuta, quae numinis aeterni praeconia concinit. Fovit itaque miris modis canoras voces, et per omnes temporum gradus spectata tali virtute Virum capita conquisivit, quorum industria, ne muto silentio, vel morte deperiret, fortiter contendit. Horum in numero postremus fuit Gabutius, quem mors invida sustulit, sed fama perennat, qui modulationes multas Ecclesiae Ambrosianae peculiariter accomodatas reliquit. — Hujus in locum suffactus est Vincentius Pellegrinus, qui studio et labore non mediocriter huic Ecclesiae profuturo, non solum Gabutij, sed aliorum etiam praestantium Virorum modulationes, suasu hortatuq. nostro collectas in ordinem, et methodum redegit, pluresq. addidit eiusdem generis aere ingenti praedictae Fabricae in lucem editas, ut quam lucem sospes Gabutius ex industria sua est assecutus, eadem Pellegrinus aequali labore compararet, etc.»
Curiosa poi per la forma è un’altra lettera preposta al Secondo Choro per Alto e Basso, del Gabuzio, del 16 decembre 1669, che per l’originalità del documento crediamo notare.
«Eminentiss. e Reverendiss. signore e Patron Coll.
»Ecco consagrati al nome di V. Em. questi musici componimenti, che resi ugualmente divoti dalla qualità della materia, e dall’humiltà dei nostri ossequj con metro di ben aggiustate note fanno ritratto della perfetta consonanza, quale si gode nel suo pastorale e zelante governo.
Furono formati all’idea della celeste hinnodia, acciò si gustassero qui in terra le melodie de’ Serafini nel Cielo, e per corrispondere all’ardente brama di V. E, che vorrebbe trasformare li suoi Popoli in Angioli, e convertire le sue Chiese in Paradisi.
Di varie voci sono intrecciati, per invitare con il Regio Profeta ogni Creatura ad applaudere alle glorie dell’Altissimo, e perciò si presentano a V. Em., come a quello, che chiama a sè tutte le voci della fama per decantare li suoi nobilissimi pregi. E perchè il lor fine si è di far risplendere in questa Augustissima Metropoli l’ineffabile grandezza d’Iddio, dovevano perciò prendere i lumi dalla Maestà d’un Vice Dio, che su la fronte di V. Em. lampeggia.