Non saranno già sprezzevoli, benchè si vedessero nati da un Grancio, perchè ciò fu, acciò portassero seco la gravità condegna, e camminassero con passo retrogrado alle profane canzoni dai sagri Tempij eliminate.

Riusciranno però anche armoniosi, tanto più accompagnati al concento delle virtù di V. Em. e ribomberanno maggiormente alla presenza della sagra porpora, come più canori si fan sentire li augelli alla vista del Sole. Che se di questi cessa il canto, quando sì gran Pianeta s’alza al meriggio, V. Em. pure sollevata all’apice del Vaticano, come si spera, renderà mutole le voci per stupore; ma sarà perfetta musica il solo Basso della profondissima adoratione di tutto un mondo etc.

Il Rettore e Deputati della Vener. Fabric. del Duomo di Milano.»

[139]. Harmonicorum libri — De Cantibus, propositio XVII. — 1635.

[140]. Risposte del Corelli al cardin. d’Estrées ed al Sassone Handel.

[141]. «Imperciocchè a chi conviene una tale giubilazione senza parole, se non all’Essere ineffabile, quando non si può tacere nè si trova ne’ trasporti dell’anima niente che li esprima, se non suoni inarticolati?» S. Agostino.

[142]. «Le arie di L. Rossi presentano già la forma a Da capo, o seguono quella a Strofe.

«La Gelosia offre il più alto sviluppo della forma a strofe. Però tutti gli sforzi di possenti genj erano insufficienti a drammatizzare l’aria sotto alla forma fino allora adottata, ed era quindi necessario di far nuovi tentativi di progresso, rompendo ed alterando i limitati confini, imposti dalla convenzione scolastica.» — S. De Castrone — Marchesi.

[143]. Storia della Letteratura: XV.

[144]. Ciò peraltro specialmente pei canti applicati al violino.