[145]. Morì più che ottuagenario nel 1764. L’Accademia di musica gli fece celebrare una Messa in cui si cantarono i pezzi migliori delle sue opere, prendendovi parte tutte le celebrità di Parigi.
Lasciò un Trattato che accenneremo fra i Metodi.
[146]. Vedi Catalani, Dell’Opere di A. Stradella.
[147]. Morì componendo sul cembalo, come Pergolese, d’anni 50, verso la metà dello scorso secolo.
Le sue composizioni, come quasi tutti i preziosi autografi dei celebri maestri napoletani sono in quel Conservatorio, per tali raccolte il più rinomato d’Europa dopo quel di Berlino.
[148]. La collezione delle sue opere fu portata in Francia dal Selvaggi. Una magnifica riproduzione tratta da quella prima, vidi negli archivi del Conservatorio di Parigi.
[149]. La qual’opera allora, ebbe a Roma successo più favorevole dell’Olimpiade del Pergolese, onde questi accuorato si morì di etisia nelle braccia di Feo suo maestro, ultimando appunto il suo Stabat, innanzi alla spinetta; da cui la bella tela del napoletano Ferd. Ruggeri.
[150]. Gius. Barini. Firenze 19 giugno. La Scena.
[151]. Guido Tacchinardi. Nel Sistro, giugno 1870.
[152]. Portogallo, autore della Semiramide, Puccita, delle Tre Sultane, imitatori di Paisiello.