E quivi subito riscontro due scuole: una per l’antico costume, conservata nei templi e nei monasteri; l’altra pei novatori e per l’esercizio de’ nuovi trovati, errante nelle sale, nelle arene, pei carubi[75] e pei teatri.

Torno quindi a rammentare la scuola del teologo di Cologna, colla immobilità del suo canto misurato, gareggiante colle nascenti scuole mondane del canto libero e capriccioso. E all’età medesima del 1050, quella più tetra ancora di Odoardo Confessore nella Abbazia del Westminster. Quella di Pietro Cantore e dottore a Parigi sul finire del duodecimo secolo.

Da quest’epoca di transizione sento l’êco monotona, eppure anch’essa romantica, del salmodiare fermo e grave che Francesco da Assisi prescrisse ai discepoli; la famosa notazione sulle parole del Dies irae del padre Celano (1300); quella sullo Stabat del p. Todi. E coll’êco de’ freddi chiostri franciscani, quella profumata del Casella fiorentino, maestro dell’amoroso canto — che nella mente mi ragiona — per cui Dante nel 1300 sentivasi ancora dolcemente commosso[76].

E commiste alle canzoni del prediletto amico, intendo le ispirazioni che venire doveano all’animo del divino poeta dalle stanze del Portinari (1274), ove Beatrice e i cavalieri galanti sposavano al liuto le cantate del Calendimaggio.

Nè solo lungo le rive dell’Arno ed i versanti delle circostanti colline toscane, mi risuonano dai fioriti prati e dai riaperti veroni dei palagi le Maggiolate[77] espresse dagli abitatori delle apriche piagge, dai principi e dalle dame; ma dai campi e dalle regie di tutta l’Italia, e dalle contrade di tante altre nazioni, che ab antico col rinascere della natura usarono salutarne le bellezze e invitare gli amanti agli amorosi ritrovi[78].

Tale è una delle più splendide feste che ancor si celebra nell’India sacra a Venere Sivaitica. In Russia le ragazze procedono cantando alla Selva, staccando ramoscelli di beriosa (Maibaum).

In Svezia e Germania, l’usanza popolare degli antichi maggi, o canzoni per tal circostanza, si lega ovunque col calendimaggio e colle antiche fiorali italiane.

Mentre, da quest’epoca, trovo le bolle de’ Pontefici che istituiscono presso le cattedre metropolitane i Cori de’ sacri cantori, che con fissati stipendj e con norme quasi uniformi suppliscono alle indebolite voci del popolo; scorgo i principi non accontentarsi più dei buffoni e de’ menestrelli, e circondare le loro mense di istruite compagnie che traducono col canto i leggendarj racconti e l’ebbrezze delle passioni.

Le ballate svegliano dal letargo le desiose donzelle; la furtiva romanza fra la verdura del giardino le riadormenta nei loro sogni dorati.

Le litanie riuniscono e rallegrano le processioni dei pellegrini nei lontani deserti; e da quelle proposte e risposte traggono origine forse le figurazioni del canto, probabilmente per questo, da Eximeno attribuite ai bassitempi, che poscia più accelerate s’addimandarono fughe, già note ai compositori del cinquecento, e che Berardi e Zarlino fanno della loro epoca.