Similmente Farinelli rimuove il misantropo Filippo V di Spagna dall’abbandono di sua persona e del regno, e sull’animo del monarca impera talmente col canto, da essere accusato quale stregone dagl’invidi cortigiani (1750)[87].
Bénazet colle melodie del violoncello che s’avvicina alla voce umana guariva dalle sincopi; ed alla sua volta ei fu guarito da Kreutzer in un insulto di tifoidea.
Il Dott. Rocques asserì che, in un ministro del 1.º Napoleone fu dissipata una specie d’insania cagionata da soverchio affaticamento di spirito, per forza del canto.
Karsten così deliziando Gustavo III, governava con lui le sorti della Svezia.
Egli è che questa dolce melodia molce ed acqueta, mentre vibrazioni più armoniose esagitano più facilmente.
Quanti compositori nell’eccitamento continuo delle sensazioni nervose non si trasportarono a stravaganze e follie?
Non ha guari, uno dei seguaci di Wagner, abilissimo musicista della Germania, Eberle, diresse i Maestri Cantori a Berlino e finì pazzo. (Maggio, 1870.)
Vediamo Gounod compositore e cantante, in dissesti cerebrali ricaduto.
Nei cantanti, alle spirituali più che alle fisiche influenze accagionasi non di rado l’esaltamento. Fu detto che l’arte, è come aquila sublime, che solo ai cieli confina, è divinità egoista, che colle sue emozioni piacevoli o dolorose vuol tutto, sensazioni, sentimento, percezione, sacrifizj, amore, letizia e pianto, e tutto esige con un ardore, con un trasporto che attinge i limiti della stranezza, convertendola talvolta in vera e violenta monomania.
Lo provarono Donizzetti, la Malanotte; e fra tanti ai quali l’arte divenne passione indomabile da levarli di senno, s’accennano attualmente il tenore Giovanni Ortolani, il baritono Spellini veneto (morto al manicomio di Milano, 1871), una Papini, ed altri.