Giorgio Grüber che gli professava speciale amicizia, e che fu depositario d’alcuni frammenti delle sue composizioni, li riunì religiosamente, e con altri di celebre allievo li pubblicò a Norimberga nel 1615, sotto il titolo: Reliquiae sacrorum concentum Joa. Gabrielis et Joa. Hassleri utriusque prestantissimi musici, et aliquot aliorum praecellentium aetatis nostrae artificum motettae.
L’Italia ben presto s’avvide de’ frutti copiosi delle Gabrieliane sementi in quella scuola di cui Zarlino, Monteverde, Croce, Carissimi, offersero modificazioni sempre più belle, infino agli Estri sublimi dell’insuperato Marcello.
Che se la Scuola romana tenne per molto tempo soggetta alle sue maniere quella diffusa in Napoli, come ho detto, quasi a ramificazione della prima, la Veneta scuola che meglio arieggiava alla drammatica inclinazione de’ lirici fiorentini, non frappose lungo intervallo ad allearvisi; e fin da quegl’ultimi anni del secolo XVI troviamo alcuni di que’ musicisti da noi accennati, giocondamente radunati in Firenze e intesi alle geniali loro riforme, li troviam dico, associati ai Veneziani per la propagazione delle nuove idee e l’insegnamento del canto all’espressioni drammatiche riconsacrato.
Dei fiorentini, Jacopo Peri che avea appreso a cantare da un Cristoforo Malvezzi di Lucca, si fà, verso l’anno 1600, maestro di cappella al servigio del Duca di Ferrara, e quindi alla corte di Firenze, innanzi alla quale, e precisamente per gli sponsali di Enrico IV di Francia con Maria dei Medici, fu rappresentata la prima opera, L’Euridice sua, composta in unione agli amici suoi Caccini e Rinuccini, sotto i quali nomi è anche trascritta[136].
Claudio Monteverde, de’ veneziani, ed il Viadana, nell’epoca stessa, con rapidi progressi perfezionano il nuovo metodo introdotto dal Croce, e convengono tutti allo sviluppo delle azioni musicate e nel serio e nel buffo coll’uso dei recitativi: ridestano così un sentimento appassionato; arricchiscono il canto d’inusitate espressioni. Quindi, come vedemmo, Giulio Caccini ed Emilio Cavaliere, a Firenze, concorsi alla creazione, troveremo ben tosto Gian Giacomo Carissimi da Venezia, e Alessandro Scarlatti di Napoli, a contribuire sulle orme di quelli alla formazione ed al perfezionamento del dramma musicale.
Già nel 1649 in una nuova opera fatta a Venezia da Cavalli intitolata Giasone, trovansi le prime arie corrispondenti nel senso e nello spirito del dialogo.
Non più inceppati e imitatori, ma liberi nelle lor fantasie, dalle declamate note e dalle graziose modulazioni, cominciano que’ compositori a far oscillare dalle voci dei loro cantori quelle espressioni che valgono la potenza degl’atti e l’arcano del sentimento.
Non resistono gl’italiani a tal commozione, e nelle istesse maestose vôlte del Vaticano, la passione che s’era tenuta rintuzzata ed occulta, si sprigiona e si manifesta nel canto.
Nè ormai v’ha più rischio che le confusioni di strano linguaggio e l’aberrazione de’ sregolati pensamenti, inducano la esclusione dal tempio cattolico, per quella guisa che da quel d’Israele furon cacciati i profanatori: che nella scuola rigenerata dal Palestrina e da questi lasciata a Bernardino Nannini, succedea il dotto Vincenzo Ugolini (1593), prima ancor della morte del primo maestro; e fra gli allievi dell’Ugolini, sorgeva un Gregorio Allegri, della casa de’ Corregi, nato a Roma nel 1580, il celebre autore del Miserere; fondatore insieme al Boccherini della musica istrumentale da Camera; e un Aguzzani pure alla romana cappella maestro, che concertava nuovi salmi sullo stile medesimo.
Fiacchi diventavano ormai i madrigalisti romani, capo dei quali era stato Verardo Marcellino al principio del secolo[137], che finiva con Boschetti Jeronimo, 1594, ed Ancino Giovenale, 1599.