Botturini Mattia, autor di cantate in sorte, Venezia 1600.
Rossi Salomone, autor di madrig. a 6 voci, Venezia 1610.
Freddi Amadeo autor di madrig. a 5 voci » 1614.
Rubini Nicolò autor di madrig. a 5 voci » 1615.
Musso Giulio, autor di concerti in sorte » 1619.
Zacconi Luigi, autor di cantici sacri, » 1620.
Monteverde Claudio, autor di concerti guerrieri e amorosi, » 1622-28.
Miniscalchi Guglielmo, autor di arie, » 1625.
Tarditi Orazio, autor di madrig. a più voci, » 1633.
Pozzi Luigi[133], autor di concerti in sorte, » 1654.
Grossi Carlo, autor di cantate la Cetra d’Apollo e la Romilda » 1673.
Vitali Giovanni Batt., autor di capricci per camera » 1683.
Vinaccesi Benedetto, autor di canti per camera » 1692.

Concorrevano quindi a Venezia trovatori di canti da ogni parte d’Italia, fra quali all’entrare di quest’epoca notansi l’Ancino di Roma; poi il Peri da Firenze, e Sigismondo d’India da Milano, autori di nuove Musiche, ambi a Venezia nel 1609; il Leardini da Lombardia; lo Scarlatti giovane da Napoli[134]; anche il Vedelot e Gerò di Francia che composero quivi italianamente nel 1629.

I patrizj, mecenati sempre a Venezia, aprivano le loro sale ai musicali ritrovi, non meno che i signori fiorentini, e nelle villeggiature che aveano allora in Murano non ultime delizie erano i canti.

Trifon Gabriele, Andrea Navagero, Giovanni Priuli, accoglievano poeti, filosofi, musicisti. Anche Domenico Venier, uno de’ men cattivi rimatori di quell’età, teneva aperta la sua casa a lieto convegno; ed ivi con una Francesca Bellamano vi cantava note di amore la bella ed infelice Gaspara Stampa.

In casa Zantani cantavano il suddetto Parabosco di S. Marco e Francesco Bonardo da Perisone.

La Villa dei Contarini, a Piazzóla, poteva dirsi un vero conservatorio, a cura e spese di quella nobile famiglia veneta in bella fama sostenuto. Ivi due teatri, una raccolta de’ più rari istrumenti musicali[135], le composizioni migliori degli antichi e contemporanei, le esecuzioni più variate ed eleganti dell’epoca. Narrò il dott. Piccioli nell’Orologio di Piacere, ossia raccolta delle feste date dal Procuratore Marco Contarini, a Piazzóla, per la visita del duca Ernesto di Brünsvick, vescovo di Osnabrück (1630), che vi cantarono perfin trecento donzelle; e v’erano famigliari Scarlatti e Stradella.

Maria di Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, oltrechè nella pittura del padre, educata nell’arte musicale da Giulio Zacchino, quando le ombre della sera le faceano deporre il pennello valente, lasciava sentire l’argentea voce dalle finestrate del gotico suo palagio; e gli allievi della scuola paterna coi neri abiti di velluto schietto e succinto, s’intrattenevano ancora sul campo dei Due Mori alla Madonna dell’Orto, sotto ai veroni del loro Santuario, dove la genial pittrice in onesta ragunanza cantava, accompagnata dal frate Zacchino cantore e sonator di San Giorgio. Quanta poesia!..

Coalizione e diramazione delle Scuole d’Italia. — Splendore della Veneta. — Scuola Francese. — Apostolato Italiano all’Estero.

La scuola Veneta del canto adunque, sorse coi Gabrieli nel tempo stesso che negl’altri grandi centri d’Italia tanti bei genj riformavano i canti: Andrea, nato in Canaregio nel 1520, e Giovanni nipote, verso il 1550; ambidue organisti della Serenissima Repubblica, compositori di concerti, oratorj, e madrigali. Ma il vero fondatore di questa Scuola e quivi primo maestro di bel canto, è Giovanni; che, coi suoi ricercari, nuovi di forma, e sempre esprimenti ed eleganti, segnò una notabile diversità dalla scuola romana tanto celebre allora; la ruppe colle convenzioni della precedente turba di madrigalisti; e togliendosi dalle cantilene troppo austere e monotone, che quali motetti a quattro voci scritti aveva a quel tempo in Venezia anche il Zacchino, nelle istesse composizioni destinate a decoro del tempio e ne’ mottetti rivolti alla manifestazione della fede, infuse quella certa vaghezza che traeva dall’aria libera delle romantiche sue lagune.

Lo si disse talvolta scorretto, perocchè il genio non si sommetta sempre egualmente alle regole imposte, manifestando la sua natura ai limiti avversa; ma gli stranieri più giusti allora dei medesimi compaesani, e ancora non arditi tanto da censurare l’italo canto, lo difesero; i principi alemanni s’onorarono onorando il grande maestro.