Il padre Merçenne, ricercatore di quel tempo, dichiarando le difficoltà che gli si opponevano, che Ercole non avrebbe potuto superare, e dimostrando consistere la principale nella mancanza d’ogni criterio per prescrivere leggi certe e norme sicure per compor buoni canti fuori del genio, confessa che di tutti i musicisti che allora componevano o cantavano, uno solo riscontrava fra i Galli che sapesse adornare il soggetto propostosi con belli e graditi canti — unus Guedronius, uti nunc illius gener soli in Gallia cantus pulcherrimos fecisse, censentur[139].
Merçenne medesimo con tutta l’arte sua, e De Coussu altro compositore del suo tempo, non sapeano che copiare cattivi tipi e imperfetti. Altro erudito musicista rettore della reale Cappella di Parigi nel 1600, Eustachio De Caurroy, cantava e scriveva more veteri Guidonico.
Lulli italiano, fu il primo che belle forme di canto in Francia introdusse. Aveva il genio coll’arte. Scrivendo la Psiche, egli inventò di trasportare nell’opera la fuga usata da prima soltanto ne’ canti chiesastici; ridusse il recitativo secco, o dialogo galante e buffo del Peri e del Carissimi, a recitativo cantabile, ovvero articolazione modulata, dandone i primi saggi nella sua Armida.
A Parigi la Scuola di Lalande non era allora scarsa di meriti nè scevra di plausi, perchè andava appunto informandosi de’ nuovi modi italiani; ma quivi era precisamente il caso dello stento degli imitatori, e lentissimo e forzato ne era il procedere; come a nave cui il vento è negato, mancava oltr’alpi la ispirazione.
Si ricorse a maestri italiani, e questi vi fecero buone prove; ma i frutti proporzionati sempre ai terreni ed al sole.
L’impulso fertilizzava meglio nel campo istrumentale della Scuola francese, che non fosse in quello cantabile; ed il Campra, successore al Lulli, dovea secondare le disposizioni degli allievi di questi, e di Rameau specialmente a quella parte della musica tanto inclinato.
Questo fu testimoniato dagli scrittori francesi medesimi e dal Rameau istesso.
Un grande spirito contemporaneo ai due musicisti, ambi li descrisse dicendo che, Lulli parla al cuore, Rameau all’orecchio.
E quest’ultimo, già scolaro dell’organista Marchand, e non mutato dagli esempj degli italiani, per cui aveva anche viaggiato nel paese del sentimento, raffermava colla sua curiosa espressione «datemi la Gazzetta d’Olanda ed io la metterò in musica.»
Anche il celebre Ab. Perrin, compositore che insieme all’organista Cambert fu il primo ad imitare le melodrammatiche invenzioni italiane, dopo quasi un secolo, ingegnandosi appunto nel 1671 a formare quella specie di dramma musicale che fu la Pomona, ed altre tre composizioni che possono dirsi in vero le prime francesi che all’opera assomigliano, anche il Perrin allora tanto vantato e meglio stipendiato, ottenuto che n’ebbe il privilegio dal re (1669), ossequiosamente lo cesse a Gian Battista Lulli (1672) «che in Francia avea perfezionata l’Opera, il più grande sforzo e il capo-lavoro della musica — che possedeva l’arte mirabile con una varietà maravigliosa, melodie ed armonie incantevoli — i cui canti sono sì naturali e insinuanti, che si ritengono in mente per poco che s’abbia di gusto e di disposizione.»