La Fontaine l’apprezzò anche se offeso; e se Molière l’invitò talvolta a far ridere, era perchè «sopra una specie di barella grossolanamente composta di vari rami d’alloro, portata da dodici satiri, gli compariva un picciol uomo, di brutta ciera, con occhietti orlati in rosso, e un esteriore assai negletto; giocondo, bizzarro, inquieto; che spezzava i violini sulle spalle a chi anche di lontano stuonasse in fra l’orchestra che lo circondava, per poi compensarlo del prezzo dell’istrumento ed abbracciarlo se confessato avesse o emendato l’errore; e che infine si rompeva le gambe battendo il tempo colla sua propria canna, per le quali battiture se ne moriva.»

Questo curioso tipo, gli stranieri storici lo vantarono musicista francese! nato a Firenze nel 1633, al servizio di M.lle di Montpensier, amico di Luigi XIV, marito alla figlia di Lambert buon musico, e morto a Parigi nel 1687, lasciando molte e grandi opere, e molti figli che camminarono di lontano sulle sue tracce.

Con tanta semplicità e buonafede, anche quel bell’umore di J. J. Rousseau, che di mala fede accusa il Bontempi per aver chiamato Perugino il De Muri in luogo di Parigino, dopo di aver detto che quasi tutte le introduzioni delle opere francesi sono formate su quelle di Lulli, parlando appunto des Ouvertures, aggiunge, che queste servirono di modello a tutta l’Europa, e che l’Italia ricorreva alla Francia per tali introduzioni. « — Anzi vidi, egli scrisse, molte vecchie opere italiane portanti in fronte un’Ouverture di Lulli: del che, in oggi che tutto s’è cambiato, non convengono gl’italiani; ma il fatto non cessa d’essere certissimo — che si servirono del genio di questo grande francese!»

Il fiorentino esaltato da Luigi XIV, e dalla nazione francese adottato e glorificato come rara conquista, poco o nulla aggiunse per altro al canto che esisteva al suo tempo, alle maniere cioè e al fraseggiar di Carissimi, alle arie del Cavalli; onde fu detto che il suo genio era quello della lingua galante del secolo, alla cui bella declamazione concorse rivestendola delle note tolte al sentimentalismo italiano; proponendo qualche bel portamento e permettendo frequenti trilli alle voci da lui scelte in Linguadocca, e all’agile gola della Rochois speciale interprete della sua Armida.

Nè si scostarono granfatto dalle maniere dell’ammirato Lulli i suoi successori, fra quali il Campra e il Rameau.

Andrea Campra, benchè d’origine italiana, era nato ad Aix, nel 1660; maestro alla cappella de’ Gesuiti e di Notre-Dame di Parigi; sortì nel 1697 col suo logico ed acclamato recitativo L’Europa Galante, e di tal genere compose diverse altre operette, e musicò forse il primo le Feste ed il Carnoval di Venezia.

Anche il suo coetaneo Enrico Desmarets parigino, dapprima cantore alla corte, poscia vagante in Ispagna, sparse buoni mottetti, e scrisse l’Ifigenia poi ritoccata da Campra.

Primo poi che, intorno a quel tempo, ebbe l’arte di solleticare il gusto d’ambo le nazioni italiana e francese, e di riunire i loro suffragi, quasi sempre opposti in materia di musica (scrisse un altro letterato francese), fu il grande musicista italiano Corelli.

Era il tempo infatti del rinascimento della musica, e degli attriti inseparabili dalla gran novazione.

Claudio Goudimel, mediocre musicista della Franca-Contea, era stato ucciso a Lione nel 1572, da alcuni cattolici, che per le solite superstizioni facevansi merito di spandere sangue, i quali gli fecero crimine l’aver musicato i Salmi di Marot e di Beze.