Si cominciò a comporre pel canto speciale in questo timbro, quando appunto le voci femminili de’ contralti subentrarono a quelle de’ castrati, e per la mancata usanza di questi, la scena d’uomini cantori si trovò più sprovvista. Ma ne’ primi tempi Rossiniani in poco conto ancora tenevansi i baritoni; e lo stesso Mejerbeer disdegnò scrivere per tali voci che le dicea comuni a tutti gli uomini.

Senonchè, anche i naturali contralti patirono una epoca di trascuranza; e di tal crisi deplorabile abbiamo un prezioso documento nella risposta di Rossini al cav. Luigi Ferrucci che lo richiedeva del perchè «il contralto non figurasse più tra le parti principali in composizione.»

Il grande maestro col solito suo stile sapiente e faceto, scrisse che: «per intendere tal fatto, mentre però il contralto non avea perdute le sue naturali simpatie, andasse (il richiedente) alla Messa cantata. Al Sanctus l’abile organista, sul registro della voce umana, si fa strada al cuore dei devoti col patetico sviluppato per lo più in un andante.

L’organista del villaggio è il primo maestro di logica, misurandola a battute.

Il contralto è la norma a cui bisogna subordinare le voci ed istrumenti in piena composizione musicale. Se si vuol fare a meno del contralto si può spingere la prima donna assoluta fino alla luna, e il basso profondo nel pozzo. È questo far vedere la luna nel pozzo. Convien lavorare sulle corde di mezzo perchè si riesca sempre intonati; sulle corde estreme quanto si guadagna di forza, tanto si perde di grazia; e per abuso si dà in paralisi di gola, raccomandandosi poi per ripiego al canto declamato, cioè abbajato e stonato. Allora nasce la necessità di dar più corpo alla istrumentatura per coprire gli eccessi delle voci a discapito del bel colorito musicale...[159]

Ecco adunque come dalla trascuranza d’un timbro omogeneo, e in pari tempo dalla necessità inevitabile delle corde di mezzo, s’accolse a ripiego il quasi tenore, o basso saliente.

In seguito, la migliore accuratezza d’esercitar la voce in tale timbro, e la scarsezza anche de’ veri tenori, resero il baritono gradito, interessante, parte indispensabile e dirò quasi quadrangolare del vocale concerto.

Influì la voce magnifica baritonale di un Ronconi perchè i grandi scrittori del nostro secolo dedicassero a quella chiave parti speciali e primarie, onde poi si mantenne l’usanza; mentre i canti ascritti ai baritoni de’ vecchi tempi non servivano che a riempitivo del concerto e del coro. (Vedi Merçenne 1635.)

Presto levaronsi celebrità anche fra i cantori di questo genere. Ronconi, adunque, Duce di tanti eroi; Cartagenova, dei Sacerdoti (Aleandro nella Saffo); Salvadori, Arbace; De Bassini, Belisario; Varesi, Rigoletto; Corsi, Ezio; Giraldoni, Ebreo; Aldighieri, Machbet; Steller, Don Giovanni, Müller e Medini, Cardinale De Brogne; Marini (Ignazio), Mosè; Bellini, conte di Posa; Merly, Nelusko; Cottone, Beneventano, Antonio Cotogni, Selva, David, d’ordini cavallereschi recentemente fregiati; Natali che fa risuscitare le opere del vecchio repertorio italiano.

Non saprebbesi poi trovar ragione, se non la si attribuisse ad un curioso oltraggio di fortuna, perchè un’altra schiera di cantanti non meno ingegnosi, ed ai quali anzi devono arridere specialissime disposizioni, restar debbano dalla fama più presto negletti; intendo parlare dei bassi comici destinati alle parti buffe.