È ben vero che nelle antiche produzioni, e principalmente nelle Opere del passato secolo, quasi tutti i cantanti doveano attagliarsi anche al genere di musica scherzosa, che non riesciva strana o gravosa in forza delle medesime loro istituzioni.

È vero altresì che coll’ampliamento musicale del nostro secolo, salito il canto alla interpretazione di più grandi espressioni, rimase quasi secondaria la modesta azione che pur nel comico era stata maestra e creatrice.

S’aggiunga che tanti nomi i quali mantengono ancora la loro celebrità, l’ebbero già fondata sulla doppia maniera di canto; come vien ricordato Lablache, egregio nel comico e nel drammatico.

Non pertanto è d’uopo registrare che le memorie delle maschie voci, le quali destarono all’ammirazione ed alla gajezza le passate generazioni, non sopravissero alla ilarità che beneficamente suscitarono in questa umana razza più studiosa di cercar le serie e potenti emozioni, di quello che conservare l’ingenuo riso della letizia.

Risvegliatori moderni di questo bisogno pur prepotente della vita, ricorderemo quel Pasquale Savoia che ha creato quasi tutte le parti comiche dell’antico repertorio napoletano; e poi fra i più rinomati fin oggi: Raffanelli, De Grecis, Bassi, Remolini, Bandicchi, Madrigali, Scudo, Cambiaggio, Zucchini, Rocca, Scalese, Soares, Cavisago, Scheggi, Menin Domenico, Zambelli Giuseppe, Fioravanti Valentino, Borella Maurizio, Marchisio Giovanni, Bottero Alessandro, Fattori Tommaso, Migliara Francesco, Tessada Augusto, Ciampi Giuseppe, Catani Filippo, Castelli Giacomo, Ristori Cesare, Topai Enrico, Zoboli Alessandro, Bellincioni Cesare, Coreggioli A., Savoia Francesco (figlio), Grandillo anche compositore[160].

Più al di sotto, la straniera falange di tali artisti si tramutò in bizzarri caratteri non privi di piacevoli effetti, certi comici-cantanti, parodisti talvolta dei veri e grandi cantori, ond’ebbero grido in Francia, mad. Theresa, Levassor, Berthelier; in Inghilterra, Matthews, Mackney, deliziatori principali del Mabille di Parigi, del Cremorne ed Allambra di Londra, della Neue Welt di Vienna.

Quindi tante donne dall’appassionato gorgheggio, che fanno meno scarso corredo alle scene mondiali; schiere leggiere e brillanti che si spandono ovunque alla conquista di nuovi affetti, e più o meno fortunate o valenti, apprestano onori a questa lor terra madre dei canti e ispiratrice; e meno pieghevoli allo sconforto del sesso più forte che milita sotto alle stesse bandiere, procedono costanti accanto all’emula legione illustrata da maggiori trionfi, quasi consapevoli che i nomi più chiari, quali per debito storico s’avranno qui pure ad accennare, poco prima o dopo, avranno a smarrire, come le oscillazioni delle note vibrate dal coro intero di tutte esse amabili cantatrici.

Ricorderanno i Germani le profetesse delle nuove loro rivelazioni; virtuose trionfatrici di quei confini che da secoli escludevano le nordiche figlie dal ministero de’ canti? Quelle che valsero a rendere avvertita la loro esistenza nei regni delle belle espressioni, e confortarono la nascente loro scuola, ne diffusero le dottrine, e soccorsero ai loro compositori nell’apostolato delle grandi speculazioni?

Eppur esse giunsero a gareggiare colle figlie del sole, e presso alla madre ed alle sorelle più franche, furono tanto più ammirate e gradite, quanto meno da loro attendevasi. Ma delle riformatrici e propugnatrici di quella scuola, e d’altre che s’acquistarono onore consacrando il loro genio specialmente alla scuola italiana, fedeli a questa e innamorate, benchè non deluse nella lor parte di gloria, per quanto tempo rimarranno famose?

La ventura generazione richiamerà per caso i nomi delle Demerich, Schmoeling, Föder, Sontag, Billington, Dobre, dell’Ungher e Müller, della fiamminga Enrichetta Laland, delle parigine Duperon, e Rosa Niva Stolz, delle boeme sorelle Stolz Lidia, Francesca, e Teresina[161]. Sentirà ricordati appena quelli di Anna Winen, delle Schwartz, delle Kellogg, delle Meyer, Grün, Mäesen, Csillag, Liebhart, Saass, Bettelheim, Brandt, Ohm, Saar; della Spitzer Erminia, della Bianca Blume, di Gabriella Krauss, Geistinger, Wilt, Laussot, Prohaska, Mila Röeder, Gabriella Kotzmayer, Giovanna Spierling, Emma Wiziak, Carolina Schmerhofsky; bionde sacerdotesse che in oggi colgono applausi[162].