E i fratelli di queste, meglio celebrati, che pure in quest’epoca, i primi forse, acquistarono allori alla loro nazione nell’arte del canto, ed influirono massimamente alla rivelazione ed al credito della lor musica, non lasciando memoria che nelle cronache teatrali, rimarranno come i vecchi arnesi delle scene abbandonati in un canto, resi inutili e di niun valore.
Mero caso che, una Storia, mostrando in generale gli svolgimenti dell’arte, ospiti ne’ suoi appunti questi primi stranieri, i quali benchè pochi e tardi, provano non impossibile affatto il bel canto moderno alle loro aspre laringi, e il grido loro fecero uscire dalle regioni in cui tal fama era negata.
Più raro caso poi, e fortuita loro ventura, che anche la Storia, nell’odierna apatìa, non rimanga negletta.
I cantanti stranieri cominciano in vero aver passo frequente fra noi, chè fin qui (non sa il Biaggi se per ossequio o per derisione) usarono dessi nascondere le aspre desinenze de’ loro nomi sotto le soavi e musicali dei nostri.
Fra gli Alemanni adunque, dopo quel Bader che cantò le opere di Spontini, e visse pure fino questi giorni a Berlino, si notino: Kellner, Kunert, Fritz, Brettschnieider (morto 1871), Beck, Schmid, Mann, Molferteiner, Koehler, Szigethy, Winffen, Frank, Walter, Labatt, Varenrath, Sultzer, Bülow, Beeker, il principe di Wittgenstein, il buffo Just, rinomati cantanti[163].
Si fanno oriunde Sveve, la Ostava Tornquist (Torriani), la Jenny Lind, la Cristina Nilsson.
Dalle immense lande di Russia ci giunsero celebrati i nomi: d’Erminia Rudersdorf, Murscka, Carolina Leontieff, De Filatoff, Mentzikon, Davidoff, soprani; di Malknecht e Luwroscky contralti, di Nicola Andreff tenore; Rapport, Gorrinzi, di Weyrauck, non ha guari estinto cantore e compositore di Livonia.
Dalla non men fredda, ma più entusiastica Albione, levaronsi in rinomanza: la Titjens, la Wynne Edith, la Lemms-Sherrington, la Kapp Jung Luisa, la Gaurieff, la Colson, la Balfe figlia al celebre compositor di Dublino[164].
Non dico di tante appassionate inglesi della miglior società che serbano le culte voci alle sale nei canti loro ispirati oggi dal napoletano Salvatore Scuderi e dagl’altri specialisti compositori italiani di camera che vedemmo a Londra stanziati e prescelti (pag. 95-97), e non isdegnano consacrarle ai grandi concerti dei classici loro e nostri orfeisti.
Da una delle più cospicue famiglie di Scozia, Lady Liza Campbell-Otvvay, iniziata dal Garcia figlio e dal Romani, passò al grande sacerdozio del canto.