Cessata l’opra in cui il vigor di natura e le forze più balde richieggonsi, rimane il senno, prolifica la dottrina. Resta il cittadino, cui più felici circostanze sorrisero, e lo misero in grado più ch’altri di fornirsi d’utili pregi a sè ed alla patria, la quale ripete ancora da lui nuova azione nel campo dei lumi, degli studj, del beneficio, delle onorate imprese, del procedimento nei figli.

È ben misero che finisca un uomo col cessare d’un suono, collo smarrire, d’una lieta impressione momentaneamente destata!

L’eco sola d’una voce, per quanto mirabile o straordinaria, dileguerà; e l’organo suo, senz’altro pregio, rimarrà come strumento spezzato. Quindi toccherà subir nuova prova dei fatali parossismi della vita: estremo di dolcezza e di dolore.

Un canto forse più umile, ma da ben’altri valori accompagnato, non cesserà mai di risuonare nel mondo civile, che tratto tratto ne richiamerà le delizie con nuovo studio e nuova maraviglia. Ond’è, che il vero merito rende fra le anime colte imperitura la fama di Francesco Landini, l’Omero toscano; di Gaspara Stampa, la Saffo veneziana; di Giovanni Paita, il ligure Orfeo; di Francesca Boschi, detta la Salomona della musica; di Antonio Pasi e Giambattista Minelli, soprannominati i sapientissimi artisti.

Come Timoteo è avvinto alla immortalità d’Alessandro, perdureranno i loro trionfi, quanto più prossimi all’altar della scienza.

Facili glorie non son consistenti: le fronde cresciute da lunghi e forti studj, e feconde di egregi frutti, così facilmente non appassiscono.

Ma glorie non sono quelle de’ Filoteti e delle Baccanti che cantano il piacer della vita; nè sono note che resistono al tempo, quelle che sortono dalla freddezza d’animo, accompagnate dalla indifferenza e dalla ignoranza. Gli accenti nati dalla preziosa sensibilità, passati pel fuoco della passione, e purificati nel crogiuolo della bella coltura, son quelli soltanto che lasciano impronta tradizionale e incancellabile alle generazioni e alla storia dell’arte.

La gloria del vero cantor musicista, che fa studio delle armonie della natura, e rivela le ispirazioni de’ cieli, compreso di sua missione, conscio di che sia canto, la gloria del virtuoso vero, non è effimera; è partecipe a quella della creazione, nelle cui ricerche può farsi immortale.


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