A riconferma della necessità di sapere, e in pari tempo di quella libertà creatrice che abbiamo propugnata con giudizj e con esempj ragionando dei metodi e dei sistemi, insufficienti al sacerdozio del canto[180], mentre prima del maestro ogni uomo ha in sè medesimo il suo genio, vengano rammentati i consigli che il massimo filosofo, chiaroveggente dell’antichità, dava ai giovani ateniesi cultori delle belle arti.
Socrate avea imparato la scoltura dal padre, e la musica, che allor non era che il canto, dal valente Damone, e riconosceva l’utile riportato alla sua sapienza anche da quelle cui specialmente non si era dedicato, avendo, com’egli diceva, ascoltato in ogni studio il proprio genio.
Invidiava a Fidia e ad Omero, ma per imitazione o per metodi non s’avrebbe attentato emularli.
Ei riguardava la poesia come sapienza ispirata, ed il canto, una concitazione del genio.
Concitazione che sarà sublime, e negli effetti immortale, se originata da un genio ben culto.
Così i cantori possono rendere i loro nomi tanto più durevoli, quanto men passaggiere lascieranno le impressioni che sono destinati a destare.
A questo riflettano seriamente i cantanti dei nostri giorni; perocchè sia questa veramente l’epoca della serietà e della riflessione, e meriti l’argomento di non essere più trattato colla leggerezza d’un tempo, onde le fatiche loro procedenti a paro colle moderne esigenze, rendano l’opra loro non inferiore almeno in vitalità e consistenza dei manuali prodotti dell’artiere, dei frutti non ispontanei tratti dalle reclusioni e dalle condanne.
Ripensino gli attuali artisti teatrali a quella verità poc’anzi annunciata, che la fama quanto più divisa tanto è meno durevole: e in oggi, propagati i misteri dell’arte, resi a tutti accessibili gli scenici templi, generalizzato il costume de’ teatrali spettacoli, ricercherebbero in vano le romantiche avventure, le influenze straordinarie, fuori dallo stretto còmpito dell’arte.
Se nell’ultima parte di questa istoria abbiamo ripetuto qualche memoria biografica di alcune celebrità del passato secolo e de’ primi anni di questo, e ricordammo i casi loro avventurosi e straordinarj nel rimestamento sociale, egli si fu appunto perchè nessuno di que’ successi potrebbesi narrare degli odierni cantanti, essendo ben altre in oggi le influenze in politica, e potendosi dir finita la potenza dei poeti e de’ musici nelle sorti dei regni e della diplomazia; e perchè inoltre ben poco adesso si potrebbe notare di loro anche ai riguardi delle novazioni, dei progressi e dell’influenze nell’arte medesima.
Passano adesso più o meno applauditi e salariati tutti, e fluiscono tutti egualmente. E un’artista non dovrebbe finir mai!