Quindi i maravigliosi avvenimenti dell’età nostra se porgono infinita materia da sublimare ne’ canti, quante cognizioni però non richieggono alla complicata e difficile interpretazione! Voglionsi le risorse tutte dell’arte.

Fu detto che — l’Italia, primogenita figlia della Grecia in fatto di arti belle, dilaniata per lunghi anni da sciagure intestine non ebbe sempre l’agio di riscaldare e sviluppare tutte le inclinazioni del suo genio: e forse non ultima cagione dei tanti disinganni patiti è forza riconoscerla in quella malaugurata fiducia nella facilità del proprio ingegno, da cui è invasa la maggioranza degl’italiani, e che li rende generalmente neghittosi ad approfondir seriamente qualunque disciplina.

Gli stranieri invece, più fortunati di noi, sia per condizion di governi, sia per qualunque altra causa, fecero loro prò delle idee nostre e le condussero ad una perfezione relativamente ammirevole — alimentarono collo studio le scintille tolte al nostro suolo lasciate da noi quasi abbandonate. — Quindi, come le nostre scuole, anche i nostri cantori non lasciarono che belle tradizioni, ma facili e vaghe, mentre altri studiano a soverchiarci con artistici tipi. — Però v’ha in questo un conforto: gli stranieri ci rendono giustizia e riconoscono la fonte da cui hanno tratto le scintille fecondatrici. Ebbene, facciamo noi altrettanto, rendiamo loro la giustizia dovuta, prendiamo da essi quanto ci manca — gli esempj d’uno studio vasto, profondo — e facciamo nostro pro del frutto della loro sperienza.

Nelle loro scuole l’arte giunse a contrastare al genio la palma.

Se i nostri cantori accoppiassero al felice istinto la scienza!.. Non morirono i pochi che in questa ritemprarono l’arte.

L’arte lunga, mentre breve è la vita.

Non è qualche dote naturale che forma il vero artista; bensì la intima e profonda conoscenza degli elementi tutti che concorrono all’arte sua. Ed il canto è l’arte sublime che in sè riassume pittura e poesia: onde all’artista cantante è serbato d’interpretare le ispirazioni di chi raccoglie il concetto nel verso, e di chi lo disegna colla varietà delle note.

S’affidino adunque i cultori allo studio.

Ma uno studio vasto, profondo, universale; non limitato alla parte superficiale soltanto dell’arte da professare, ma bensì alla natura dell’arte, che è pur vasta, universale e profonda.

Obbedienti alle leggi della scienza per lo scibile tutto a cui gli artisti per quanto possono deggiono avvicinarsi, restino pure liberi e indipendenti nella pratica dell’arte prescelta.