Ma i filosofi, poeti, legislatori, re, sacerdoti, furono i primi fattori e i più abili esecutori di canti; indi nobili cavalieri, monaci studiosi, pellegrini eruditi[176]: e pel loro sapere, anche fra i più oscuri tempi, non ismarrirono i nomi loro.

Tanto studio con cui un Orfeo inneggiava agli Dei, Pindaro onorava gl’illustri, non poteva andare dimenticato: e per poco si rifletta ai versi che celebrarono le Olimpiche vittorie, od al Phitico poema che esprime la lotta d’un Dio col dragone maligno, o alle frasi che canteranno in eterno le misericordie del Signore, balena tosto alla mente la necessità d’interpreti corrispondenti per coltura agli elevati concetti.

Splende la scienza di Timoteo quando imprende a cantare le battaglie d’Orzia, innanzi ad Alessandro Macedone, il quale sente rinfiammato il suo valore, ed esclama — così devonsi esprimere i regi cantici! —

Quanti più vasti argomenti non offrirono ai compositori e cantori, i tempi migliori, la religion più sensata!

Quando nacque, come vedemmo, il canto drammatico, poterono bastare le forme, ed i primi sperimenti appagaronsi degl’insoliti effetti. Allora che si prescielsero le voci bianche, e si chiamarono le belle figlie dell’amore e della poesia ad unire le loro voci ai cori delle nuovissime scene teatrali, gli uomini più dotti ed anche le più serie Accademie in quel tempo fiorenti, che tenevano in pregio sommo la musica, che avevano proprj musicisti e loro davano tetto, stipendio e regali, adoprandoli nelle onorate foresterie, nei banchetti, fra le lezioni e gli esercizj, e in ogni rito solenne, elessero a preferenza le donne «avendosi osservato — come motivava una siffatta deliberazione l’Accademia Olimpica, 1609 — che la mediocrità del saper delle donne incontra forse più che l’eccellenza degli uomini.»

Ma tutte non erano per certo mediocri, notava il Lampertico raccoglitore delle memorie della celebre Accademia Vicentina, se i virtuosi e le donne state a que’ stipendj, fin da quando Guglielmo III di Mantova veniva ivi festeggiato (1582), meritarono di passare al servizio del Duca, e d’aver nominanza anche fuori d’Italia, e accoglienza alle straniere Corti. Che se pure, io soggiungo, le mediocrità servirono allora a quelle barriere e in que’ concerti e rimasero oscure, non patirono la sorte medesima quelle donne e que’ maestri che fra gli accademici, ai geniali titoli del canto e della musica associarono le doti dell’animo e della mente.

Se qualche umile cronaca serbò appena i nomi delle cantatrici, sebben laudatissime, riputate volgari[177], poeti e scrittori eternarono a chiarezza dei posteri le più sapienti.

Quindi le distintissime Fiorentine celebrate dal Doni, la Adriense compianta dal Groto[178], e le vere Accademiche Lucrezia Chiericato e Maddalena Casulana illustrate, quella dal Calmo e dal Bartoli, questa dal Maganza[179].

Anche in quell’epoca adunque in cui speciali condizioni resero le mediocrità sopportabili o preferite, il merito migliore soltanto vinse l’obblio, ed ebbe dal tempo alla sua volta preferenza e giustizia.

Dappoi, la indulgenza concessa all’infanzia, più non si riscontra colla maturità dell’arte: e nei tempi più recenti, proceduta questa collo sviluppo delle scienze, ad ultimo retaggio della mediocrità, aurea una volta vantata, non rimase che il nulla.