Nel Conservatorio della Pietà era maestro prete Bonaventura Furlanetto nato in Chioggia, nel 1738. Quivi sonavansi tutti gli istrumenti, ed erano celebri le organiste Lucietta e Matilde, che accompagnavano qualsiasi musica all’improvviso, con trasporto di tuoni e di mezzi tuoni[41].

Molte le sonatrici d’arco, di fiato, di tasto; ed erano le più acclamate la Marina, la Marcella, la Gregorietta, l’Ignazia dalla voce maschile: la Benvenuta poi era sublime nel canto, e ben se ne valeva il Furlanetto, detto pur esso il maestro di raro gorgozzule. Riuscivano mirabili i suoi cori di cui lasciò gran copia. De’ suoi drammi ed oratorj emersero La Caduta di Jerico, e La Sposa de’ Cantici.

Ai Mendicanti una Ventura Teresa, nata in Vicenza nel 1750, levavasi in grido fra quelle allieve, e giungeva a insolite fortune pel suo bel canto. Chè di là uscita, maritavasi a Benedetto de’ Pretis, e poi, sciolto quel nodo, al nob. Alvise Venier, recando nelle stanze del patriziato di quella sua dote i pregi. Morta nell’anno 1790, 2 gennajo, meritò che la nob. Accademia de’ Rinnovati di Venezia la onorasse con pubblico funere in Santo Stefano, e le erigesse iscrizioni lapidarie in una delle camere dell’Accademia stessa, nelle quali si celebra la di lei straordinaria abilità e nel canto e nella declamazione teatrale. Avvi alle stampe una Raccolta di composizioni in sua morte col titolo «I Pianti di Elicona sulla tomba di Teresa Ventura Venier». (Parma, 1790, dalla Stamp. Reale, in 4.º)

Il nome della famiglia Venier va congiunto con altre memorie della coltura del canto fra la nobiltà veneta del passato secolo, la quale se non isdegnò talvolta violare perfino l’aristocratico riserbo nei legami matrimoniali per amore dell’arte, come anche il nob. Benedetto Marcello avea dato l’esempio, facea poi suo particolar vanto la partecipazione allo studio e la protezione de’ musicisti.

Vedemmo già fra i mecenati del secolo XVI, (pag. 183, vol. I), quel Domenico Venier, le cui rime furono musicate dal Baccusi e dallo Zarlino e cantate dalla Bellamano e dalla Gaspara Stampa.

E prima di Teresa Ventura, la nobil donna Maria Venier avea illustrato la famiglia di questo nome per le sue cure allo studio del canto, e meritò che Giuseppe Seratelli, maestro in uno dei conservatorj, ad esercizio della sua bella voce di soprano componesse appositi solfeggi[42], ed altri le dedicassero arie e cantate.

Gerolamo Venier, Procuratore di san Marco, nella schiera invece dei compositori, lasciò prove de’ studj suoi musicali colle Arie, Oratorj, ed altri canti, scritti dal 1732 al 1745.

Fino agli ultimi istanti della Signoria veneta, erano ricetto alle celebrità de’ canti, le ville di Mira e di Dolo, dove rimase e finì l’istesso Veluti ultimo de’ nostri musici; e sui vicini colli Euganei, ancora nel 1802, un Santonini cultore e mecenate dell’arte, era da tanto di dare nella privata sua villa di Arquà, la prima volta l’opera intera Teresa e Claudio, in accoglienza del generale Bellegarde nuovo proconsolo delle Venezie[43].

Perdurava poi la fama della Villa o Conservatorio Contarini a Piazzola, dove quell’illustre famiglia, detta degli Ambasciatori, attirando quanto di più celebre avea girato il mondo nella classe di maestri e cantori, die’ gli spettacoli superiormente accennati, e lasciò memorie e collezioni preziose, fra quali, quel museo istrumentale notato a pag. 184, vol. I, e la biblioteca musicale che per generoso legato del co. Gerolamo, nel 1843, recò tesori alla Marciana.

Continuando poi colle memorie dei Conservatorj di Venezia, fu detta ultimo sostegno ed onore di quello dei Mendicanti, riguardo al canto, quella Bianca Sacchetti altrove citata. Cantatrice ed arpista singolarmente culta e amoreggiata dal maestro Francesco Bianchi che per lei scrisse e per la Catalani, il di cui educatore Alberto Cavos era stato in Venezia suo allievo insieme a Giambattista Cimador, Giuseppe Carcano, e Antonio Calegari poi direttore della cappella patavina del Santo.