Il Bianchi alla caduta della Repubblica s’era rifuggiato in Londra ove per ultimo suo lavoro diede l’Ines de Castro nel 1795.
Finalmente ai Mendicanti, cantava, e toccava squisitamente il violino una Antonietta Cubli, cui sola potea stare a rincontro la Giacomina Stromba, degli Incurabili.
Ma sovra tutte al Conservatorio di questo nome, dove per vent’anni (1730-1750) fu maestro fra gli altri il celebre Giovanni Adolfo Hasse detto il Sassone, indi Giuseppe Carcano, cremonese, applaudivasi l’Elena Corner, nell’immaginoso dialetto veneto surnomata Oseletti, pel suo canto indorato di gruppetti, trilli, gorgheggi, a mo’ degli augelli.
Il quarto Conservatorio di musica era l’Ospedaletto, anch’esso come i Mendicanti, locato presso a’ SS. Giovanni e Paolo.
Queste cantorie ed orchestre accennate da un Veneziano[44] che ne sentì la soavità e ne ricorda i trionfi, erano le cantorie e le orchestre innovate dal Croce, dal Baccusi, dal Vicentino, dal Zacchino, e dai Gabrieli; a cui s’aggiungeano le glorie della massima cappella dai Willaert, Zarlino, Monteverde nel secolo XVI; e quindi, dai Lotti, dai Galuppi, Bertoni, e dal medesimo Furlanetto, l’amico di Rossini, morto il 6 aprile 1817[45]; per cui la cantoria e l’orchestra che servì a modello a quelle tutte chiesastiche e teatri di Italia[46].
Perotti Lodovico continuò la serie degli abili maestri alla cappella, col vice-direttore Don Carlo Faggi, e s’ingegnò di raccogliere gli elementi delle antiche soppresse scuole di Venezia in una Congregazione detta di santa Cecilia, che non potè più aver vita col precedere de’ nuovi grandi Istituti d’altre città d’Italia e delle capitali europee.
Quindi un coro di fanciulli della povera classe circondò il Buzzola nella insigne patriarcale cappella, e pochi privati docenti insegnarono a pochi scolari. Concluderemo fra poco della Scuola veneziana coll’attualità di suo stato.
Mentre di quando in quando qualche volonteroso richiama l’idea di ricostituire a Venezia una scuola, il veneziano Manzato ne conduce prosperamente una a Vicenza, ove in vero elementi non mancano. Nella gentile città, anche tuttora di cultori del canto tanto feconda[47], ad una folta schiera di maestri, musicisti ed artisti, stanno a capo Francesco Canneti e Giuseppe Apolloni benemeriti al teatro ed al tempio. Domenico Sbabo e Andrea Donà battono alle cantorie gloriose del Vicentino e del Grotto.
Nella patavina cappella del Tartini, dello Stradella, e del Calegari, Chiocchi Gaetano, l’egregio fattore di violini fra i custodi di quest’arte italiana, diresse fino a questi giorni in cui morì (31 agosto 1872). Melchiorre A. Balbi conta un’antica serie d’allievi cantori. Girotta regge una nuova scuola corale. Luigi dott. Farina, l’ab. Canal, e il cav. Balbi predetto (inventore d’una nuova notazione), scrivono di cose musicali.
Verona, le cui arie danno sovente di belle voci all’italo canto, si dolse della perdita d’abili insegnanti, per la morte del m.º Foroni e dell’artista Conti, e per la partenza di Pedrotti, l’autor della Fiorina; ed ha attualmente l’istituto filarmonico degli Ansioni, Paolo Bombardi e Alessandro Sala alla privata scuola, prete Sante Aldrighetti alla cappella.