E in ciò s’accorda anche il dott. Filippi caldo di Wagner ammiratore.
Finisco infatti con questo anche al mio storico periodo intorno alle scuole depositarie del vero canto sebben decadute, e di quelle per storti fini di ridestata superbia vantatrici di riforma. E come ho fatto nel ricordare il contestato argomento della relazione del canto alla parola, finisco colla risposta di chiaro maestro, a non meno illustre critico e giornalista, zelante difensore delle straniere teorie.
In seguito allo Strambottolo per la posterità pubblicato dal maestro Lauro Rossi, essendo direttore del Conservatorio milanese, della cui pochezza, diceva il compositore, se ne può trarre tuttavia utili conseguenze[90], l’illustre autore del Domino nero e dei Monetarj falsi veniva tratto a rispondere, anche per le stampe, al consigliere di quel medesimo Istituto ed allora direttore del giornale il Mondo Artistico, in questi termini «..... Filippi vede in questo povero Strambottolo una parodia ed un’offesa a Wagner ed ai suoi seguaci, mentr’io non m’intesi che mettere le basi d’una conciliazione fra il passato, il presente, e l’avvenire. Filippi va in furia perchè ho detto che la musica dell’avvenire si fabbrica.
Sissignore, e lo ripeto, la musica scritta malamente per le voci umane, e su di una traccia sinfonica preventivamente ideata, si fabbrica e non si crea dal compositore... Mi si punzecchia anche sta volta chiamando le povere mie cose composizioni di ritornelli. Io non intendo menomamente di mettermi in polemica con Filippi, ch’io non sono meno progressista di lui. La differenza sta, secondo me, che Filippi accetta ciecamente ogni innovazione, io invece vorrei che le innovazioni non distruggessero il pregio per cui la musica esiste, cioè la melodia[91].»
Quella melodia che Rossini difese, per difendere la scuola italiana, la scuola madre; per difendere la vera fede dai traviamenti del razionalismo; per salvare il vero canto dalla distruzione vandalica dei riformisti.
Questi, infatti, colla scomposizione del ritmo, colla violazione delle tonalità e delle naturali progressioni armoniche, col predominio degli strumenti sulle voci, coll’impiego delle voci al legamento delle combinazioni e a servizio della materia, col loro genere declamato, ad altro non tendono che alla soppressione della melodia, alla distruzione del canto.
Lamentevole profeta, questo prevedeva Rossini, quando scriveva; «la testa la vincerà sopra il cuore; la scienza prenderà l’arte a rovescio, sotto un diluvio di note, quello che si dice istrumentale sarà la sepoltura delle voci e del sentimento![92].
Provvedimenti e inviti alle Scuole — alle Composizioni — ai Maestri.
Ancora un cenno sui provvedimenti che col risorgimento della italiana Nazione furono proposti, e in parte già sperimentati, al ristauramento anche del bel canto italiano.
Quello studio che gli antichi faceano procedere di pari passo colla letteratura e le altre scienze, che nella primitiva chiesa rimase a lato delle sue dottrine e progredì colla sua acquistata grandezza, quello studio che non solo nelle accademie e ne’ templi, ma in ogni umile villaggio accanto ai principj religiosi ed ai primi rudimenti letterarj spontaneamente venia coltivato; onde non v’era ministro che nella sua cura non ne dispensasse come poteva l’insegnamento, e non v’era paese che a decoro almeno della sua chiesetta non avesse teneri cultori, a poco a poco tutelato da leggi, regolato da metodi, compensato da stipendj; divenne parte del primario educamento in Germania, Svizzera, Inghilterra, Svezia, America; ed anche in Italia nel riorganizzamento scolastico non venne dimenticato.