Manifestossi allora purtroppo la maggior difficoltà per la introduzione e sviluppo di tale insegnamento, nel difetto de’ maestri, o nelle loro tendenze più inclinate alla scienza della musica, alle lusinghe delle composizioni, di quello che all’arte del canto.
Non mancarono generosi che pensarono subito al raddrizzamento d’una piega dannosa che rende sensuale o interessato un elemento alla libertà ed elevazione dello spirito.
Zelanti maestri, come vedemmo, porsero pratiche norme alla esecuzione de’ bei canti di camera e di chiesa.
Valenti scrittori vennero confortando i primi sforzi col valor delle osservazioni e degli esempj, suggerirono mezzi ritenuti più acconci.
La Storia che, come disse Sismondi, «è il deposito della esperienza sociale», emancipata dalle censure, aperse liberamente i suoi tesori.
La Scienza porse i suoi lumi alle ricerche dei Governi e degli educatori. Formaronsi speciali Congressi per discuterne gli argomenti, come in quello di Napoli, che fu il primo musicale italiano nel 1864.
I Pedagogici non ommisero proposte di pubblici elaborati e temi da svolgere su questo ramo educativo. Municipj elessero Commissioni per istudiare sulle volute riforme[93].
Nobili autorità tutelarono pratiche fondazioni, e ne seguono premurosi il loro incremento.
Parecchie Associazioni all’uopo fondaronsi in Italia, e rivolte ad uno scopo meglio indirizzato delle antiche Scuole, Confraternite, Casini, od Accademie, costituironsi a educazione dello spirito, e a salvamento dello studio che è uno de’ più bei nostri vanti.
Non v’ha città ormai che sia priva di qualche bella colleganza di cantori e di filarmonici.