Quella medesima, che dalle private conversazioni delle sue nobili famiglie, nel 1590, diè tanto impulso alla rigenerazione del canto, la bella Firenze nel breve tempo che tenne la sede capitale d’Italia, attese in vero anche a’ pregi suoi musicali; quivi fra le altre, la moderna Società Cherubini, fondata e diretta dalla zelantissima e valente signora Laussot, che alemanna rese onore al nome del gran fiorentino e al canto italiano, offrì interessantissime udizioni di classico canto corale.

Il canto dell’alta società trova risposta nelle camerate dell’ingenua scolaresca; e già le scuole elementari risuonano delle bianche voci guidate al nuovo insegnamento.

Ed in proposito oggi vien scritto:

Lo sviluppo di tali Scuole da qualche tempo manifestato, spinse altresì alla ricerca del metodo didattico elementare più semplice ed alle menti infantili più acconcio. A ciò provvide con felice invenzione il solerte prof. Varisco, fondatore in Milano d’una scuola di perfezionamento al canto corale, e d’una Orfeonica femminile, per la quale scrisse analoghi esercizj e cantate; e non risparmiando sacrifizi e studj, potè inoltre dopo lunga esperienza, presentare un nuovo istrumento musicale e un metodo didattico di canto in coro, che raggiunge precisamente lo scopo accennato. Il Guida-voci è un’elegante cassetta con una tastiera a due ottave. Il suono è più forte di quello dell’armonium; l’aria vien data da un piccolo mantice messo in movimento da un robinetto laterale, che il maestro fa scorrere colla mano sinistra, mentre colla destra tocca i tasti. Per comodità del docente, avvi un peso a piombo, il quale permette di battere il tempo, mentre l’istrumento somministra la nota di cui abbisogna. Per facilitare all’allievo la conoscenza delle note e degli accidenti musicali; il sullodato maestro ideò dei cartelli scritti in modo da riescire intelligibili anche ad una scolaresca numerosa, la quale senza alcuna difficoltà e fatica, potrà eseguire dopo poco tempo i piccoli solfeggi.

Un’autorità competente in materia, il cav. Lauro Rossi, al cui giudizio imparziale il maestro Varisco sottopose il guida-voci e il nuovo metodo, encomiò l’inventore, affermando che per la semplicità e pel poco costo il nuovo istrumento merita d’essere preso in considerazione, e di suggerirne l’uso alle Commissioni degli Asili e ai Presidenti scolastici; il che porterebbe non poco incremento allo sviluppo del canto corale, parte non ultima della moderna educazione, di cui si sentì il bisogno d’arricchire la crescente generazione. (Mondo Artistico, Milano, febbr. 1871.)

Nè solo all’educamento del popolo e de’ fanciulli per via del canto, si limitò il Varisco colle sue zelanti proposte e co’ suoi felici esperimenti, ma estese il suo disegno alla Istruzione delle scuole militari di canto, ritenute anche in questo campo, fonte di vantaggi morali, materiali ed artistici; e fin dal principio dell’anno 1870, ne ponea ad effetto una prova in Milano, col 30.º battaglione bersaglieri.

Se infatti, come scrisse il ministro generale Ricotti, «allorchè l’amministrazione, la giustizia, la guerra, la religione in una sol mano sono strette, la storia della milizia è la storia della nazione», quando nella milizia ai precetti dell’arte s’accoppia la civile istituzione, quella per sua parte è atta a concorrere al nesso felice, perocchè li suoi adetti saranno e soldati e concittadini.

La istituzione della nuova scuola dunque divien compimento del sistema educativo del soldato, destinato a tornare più regolato e più culto in seno alla famiglia; egli che in guerra anche a mezzo del canto avrà trovata la scintilla che accende ed infiamma il cuore dei generosi.

Il prof. B. E. Maineri encomiava gli sforzi efficaci del Varisco, ragionando pubblicamente sulla utilità del canto fra l’armi, e sui pratici esempj dei più strenui guerrieri.

Ed il tenente colonnello d’artiglieria Carlo Mariani, celebre autore di scritti militari, attestò il voto suo perchè la bella prova addivenga generale osservanza nella milizia, la cui missione assume un carattere eminentemente civile, in ragione non solo delle armi, ma degl’obblighi spettanti ai figli di libera terra. Ricordò come di tale istituzione tanto s’onori la Elvezia, che per opera di Haupert la possiede sino dal 1833. Convenne che, per la importanza appunto della ragione numerica, trar si potrebbero grandi masse corali, desiderate sempre nè avute sin oggi in Italia.