Anna Maria Pellegrini-Celoni di Roma, una Grammatica o regole di ben cantare; ed ivi pure la Grammatica melodiale di Francesco Rossino, 1793.
Il maestro Albanese prescrivea utili norme ai suoi allievi di canto per lettere (1773), alcune delle quali furono pubblicate nel 1850 da periodici d’arte.
Savinelli lasciava esercizj noti ai vecchi cantanti, non men di quelli di Rubini e di Generali.
Asioli fra i parecchi suoi trattati d’armonia, dettò Principj elementari che furono adottati dall’Istituto di Milano, e furono imitati da altri, quali il Cajani, il Cattaneo[5], il De Marchi.
Vitali Geremia intese a riformarli (Milano 1850).
Recentemente il Parisini li estese in forma più analitica e storica, e ottenne al suo lavoro l’approvazione pei licei musicali d’Italia in sostituzione all’Asioli[6].
Picchianti parlò di canto ne’ suoi Principj generali e ragionati della musica teorico-pratica. Milano 1830; ed ivi, Reicha Antonio, nel suo Trattato di Melodia 1841[7].
Guido Cimoso padre, di Vicenza, nel «Trattato element. di Musica, ossia Principj element., seguendo il metodo di Bonifacio Asioli aggiuntevi alcune annotazioni necessarie nello studiare quest’arte, ad uso de’ suoi allievi ed a chi volesse approfittarsene, con sette tavole relative» (Vicenza, tip. Picutti 1828, in 4.º).
Anche Gianelli Pietro, analogo trattato grammaticale dava in Venezia nel 1820, seguito da un dizionario; e un Sunto teorico, Sartorelli Alessandro, 1836. Massimino, a Milano nel 1846.
Paragoni storici delle Musiche e de’ loro sistemi, osservazioni e provvedimenti al loro progresso, avemmo poi da Perotti Gian Agostino, 1811-12; da Mayer Andrea, Padova, 1821; e quivi poscia da Zacco, 1855; da Revoire Lorenzo, Milano 1833; da Hogart Giorgio, ivi tradotto 1836; e da Ancini Pietro, che trasse il suo ragionare da Martini, Kircher, e d’Alembert (Milano 1826).