Rispose il grande Eroe: meco per certo Nunzio trattò del gran Monarca eterno, Ch'a Rodi andassi; ma che 'l varco aperto Esser colà mi deggia io non discerno; Fra cotante armi d'Ottoman coperto Fia 'l calle mio? prendi ogni risco a scherno: L'Angelo giunge; e come l'alte imprese Han da fornirsi, il ti farò palese.

IV

Or vienne, o Franco; ed ei nel dir non stassi, Ma move innanzi le vestigia pronte, E per via dura di scoscesi sassi Sagliono lenti di Filermo il monte. Su l'erto giogo con distorti passi Vite s'inalza, ed adombrava un fonte Qual di cristal; ma per l'alpestra riva Oscura a gl'occhi altrui grotta s'apriva.

V

Ermo soggiorno; colà dentro il piede Portano a ricercar giusto riposo. Di costa ad AMEDEO l'Angelo siede, E lo sguardo fisò, come pensoso; Poi così cominciò: Prencipe erede Di mille Scettri, onde Torin famoso D'ogni vera virtute ascende in cima, E l'alma Italia alto valor sublima,

VI

Il giudicio di Dio, ch'a l'uom s'asconde, Oh quanto è eccelso! Al divin Seggio intorno Girasi orror di tenebre profonde, E lume tal, ch'a gli occhi altrui fa scorno; Sua voluntate è mar, che non ha sponde; Però de' rai de l'umiltate adorno Con silenzio adorando ognun s'acqueti: Nè cerchiam la cagion dei gran decreti.

VII

L'orgoglioso Ottoman, che i fieri Sciti, Usi d'intorno errar, siccome fere, Seco ha raccolti, e sì gli scorge arditi, Che maneggiano invitti, armi e bandiere, A pena d'Asia ha soggiogati i liti, Che ne l'Europa vuol guidar sue schiere, Palme cercando in esecrabil modi; Ed or minaccia, e dà battaglia a Rodi.

VIII