[410]Iulian., 532, 10 sg.
[411]Il Basilio, a cui è diretta la lettera che abbiamo riprodotta, non può evidentemente essere Basilio il Grande, il vescovo di Cesarea, il compagno dei due Gregori nella lotta per l'unità della dottrina ortodossa. È vero che Basilio era stato compagno di Giuliano, insieme a Gregorio di Nazianzo, sui banchi della scuola d'Atene. Ma è chiaro che Giuliano non avrebbe mai potuto rivolgersi, in termini tanto amichevoli, ad uno dei più forti campioni del Cristianesimo e chiamarlo a consiglio presso di sè, senza dire poi che, in questa lettera, si parla di un giovane abituato all'ambiente cortigiano, indicazione che in nessun modo si potrebbe applicare a Basilio. Pertanto, questa lettera, indubbiamente autentica, è non meno indubbiamente diretta a tutt'altro Basilio che al Basilio cristiano. Ma nell'epistolario giulianeo si trova un'altra lettera (pagina 596), la quale, invece, è indubbiamente diretta al Basilio cristiano, ma essa è, non meno indubbiamente apocrifa. La goffa presunzione a cui s'ispira questa lettera, che pare scritta da un volgare millantatore, non può attribuirsi a Giuliano di cui conosciamo la spiritosa modestia. Vi si odora tosto il falsario che scrive ad avvenimenti compiuti. Giuliano descrive in questa lettera, con gonfia iperbole, la grandezza della sua potenza, riconosciuta da tutti i popoli della terra, e disprezzata dal solo Basilio. Per punire costui del suo contegno ostile, gli impone di portargli un enorme contributo in danaro, di cui ha bisogno per l'imminente spedizione di Persia, e minaccia la distruzione di Cesarea, nel caso che il vescovo avesse l'audacia di disobbedirgli. Il contenuto e lo stile della lettera basterebbero a dimostrarne il carattere apocrifo. Ma la prova più evidente è data dalla chiusa, nella quale il falsario adopera a sproposito una notizia di Sozomene. Narra costui che Apollinare di Siria, un letterato cristiano, autore di traduzioni bibliche in versi greci, e di operette morali, fatte sullo stampo dei modelli classici, aveva scritto un trattato contro gli errori filosofici professati da Giuliano e dai suoi maestri. Giuliano, dice Sozomene, letto il trattato, avrebbe risposto ai vescovi che glielo avevano mandato con queste tre parole — Lessi, compresi, condannai. — E i vescovi gli avrebbero, a loro volta, risposto — Leggesti, ma non comprendesti, perchè, se avessi compreso, non avresti condannato. — E Sozomene aggiunge che questa risposta fu da alcuni attribuita a Basilio (Sozomene 507). Ora, il falsario che ha inventata la lettera di Giuliano, vi ha appiccicate, come chiusa, le tre parole scritte dall'imperatore, in risposta al trattato di Apollinare, parole che lì sono affatto fuori di proposito, ed anzi riuscirebbero incomprensibili.
[412]Iulian., 549, 18 sg.
[413]Iulian., 521, 11 sg.
[414]Pag. [pg 71]_.
[415]Iulian., 496, 15 sg.
[416]Koch., Kaiser Iulian. 449.
[417]Pag. [pg 283]_.
[418]Iulian., 487, 11 sg.
[419]Iulian., 351, 20 sg.