—Palermo stanotte è insorta. A Piana, a Monreale, i patrioti stan cacciando la sbirraglia… certo a quest'ora gli spari echeggiano fra le valli delle Madonie… Trapani e Salemi forse hanno imitata la capitale… la rivoluzione sta scoppiando ovunque… e tu fuggi?

—Oh vittoria! Diego, Diego, mi ridoni la vita!

—Orsù, Pardo, benchè fossi diretto a Cattolica, rifarò la mia via.
Sali in groppa e fra due ore siamo a Sutera.

—Diego mio… grazie, grazie… oh qual gioia!

—Suvvia, monta qui.

E il cavallo punto dagli sproni, risalì di corsa l'erta, sollevando un nembo di polvere.

Suonavano cinque ore dopo mezzodì alla torre di Sutera allorchè l'ansante animale arrivò. Gran turba di popolani circondò Diego e riconosciuto nel travestito il lor Pardo, tutti ad una voce gridarono: Viva Pardo! Viva Pardo! E con essi una donna, la quale si precipitò nelle braccia dell'acclamato; Iza ribaciava il suo sposo.

IV.

—All'armi! all'armi! tonò Pardo, e dato l'amplesso d'addio ad Iza, sfoderò la spada; poi strappata di pugno ad un navichiero la bandiera tricolore, si avviò correndo alla piazza e là sventolandola ripetè ad alta voce:

—All'armi! all'armi!