Ma Buscemo, il traditore, aveva di lontano scorto Fuoco, e in cuor suo meditato di perderlo. Epperò appena Pardo fu rientrato nel villaggio, si calò con prestezza dalla rupe, sulla quale era celato, e correndo a tutta lena attraverso sentieruzzi e bistorti viottoli passò innanzi al messaggiero e raggiunse Mussomeli che appena spuntava l'alba. Ansante e trafelato superò la costa che sta tra il torrente e il paese, e quivi rifatto il respiro chiese del capo delle guardie del Re e mosse alla volta del suo alloggio.
Buscemo era uomo tra il vecchio e la mezza età, di persona ritta e tarchiata, calvo e senza barba, cogli occhi infossati e splendenti di luce sinistra, di portamento plebeo e maligno. Astuto e di malanimo, aveva venduti i segreti della congiura per pochi ducati e per bassi odii nutriti da istinti bassissimi, e fatto audace dal delitto avrebbe accusato il padre per lusinga di premi ed onori. Vile e perverso, credeva solo nell'oro, e cieco d'avarizia e lussuria, fidava nell'onnipotenza della servitù per la quale sacrificava onore e patria.
Tosto il chiamato apparve. Altero nel portamento, dignitoso nei moti, acuto nel discorso, il capitano mostrava animo ben maggiore all'ufficio commessogli; e di un sol sguardo misurato Buscemo capì che aveva a fare con un farabutto.
—Capitano… leal servo del Re, mi tengo in dovere d'avvisarvi che uno dei noti rivoluzionari di Sutera sta in cammino a questa volta…
—Ha oltrepassata Acquaviva?
—Non so. Pur lo credo! Pigliatelo, capitano, temo sia latore di serie carte…
—Appartenete alla Sorveglianza di colaggiù?
—No… cioè… capitano, da fedel suddito… amico dell'ordine… la tranquillità…
—Ho capito, ho capito… quali promesse…?!
—No, no, mio capitano… l'ossequio mio per l'autorità…