Raccolti nella piccola sala della Lanterna, molti fra gli accompagnatori s'allontanarono, e ad Emma, adagiata sul lettuccio, fur fatti aspirare sali ed essenze. A poco a poco la giovinetta rinvenne, e la madre diè un grido di gioia allorchè alla sua amata si sprigionò dal petto un sospiro. Aprì gli occhi, le si tinser di porpora le guancie e le labbra, un leggier tremito le corse per le membra, staccò le mani dal cuore su cui sembravano infisse, alzò il capo, si ricompose le vesti e le treccie, contemplò siccome estatica e con atto di meraviglia la genitrice, Arrigo e Pierio, sorrise, mosse la persona, si rizzò, e chiese con ansia e paura:
—Ove mi trovo?… mamma, perchè son qui?… soldati? un uffiziale?…
—Emma, Emma—disse Arrigo indovinando la domanda della sposa—eccomi a te… sta queta… siamo in luogo sicuro, siamo tutti salvi… nessuna disgrazia…
—Oh qual pericolo abbiam corso!
—Emma…
—Mamma… Arrigo…
—Arrigo?!…—sussurrò con mal represso atto di sdegno Bizco—Arrigo?!—e dall'oscuro canto del salotto fissò lo sguardo sul giovane.
—Arrigo?!—esclamò ad alta voce l'uffiziale—Arrigo? lui?—e gli si avvicinò.
—Scusate, signore, è Arrigo il vostro nome?…
—Sì, tenente… ma… quale strana rassomiglianza!… il vostro nome, uffiziale, il vostro nome!…