—…Preso?

—Sì, Stampace. Prima di sera partirà sotto buona scorta per Corleone.

—…E là?…

—Il comandante lo condannerà… o che temete, amico mio? la giustizia scoprirà il resto. A voi intanto penserò io stesso.

—Capitano… accettate i miei servigi…

—Ora e sempre… n'è vero Buscemo?

L'iniquo rabbrividì, ed alzò gli sguardi in viso al gendarme. Ma questo, immobile, tenne fissi i suoi negli occhi di lui, nel mentre un sorriso gelato e sprezzante gli errò sulle labbra ghiacciando il sangue in cuore al delatore.

Stampace, avvilito e tremante, volse le spalle all'uffiziale e s'allontanò.

Fuoco frattanto, spesseggiando i passi e sempre pensando al fatale destino, arrivò. Giunto innanzi all'umile dimora di Bino, pose piede nel piccolo atrio, e stava per proceder oltre allorchè lo stesso ospite apparve. Si riconobbero tosto, e gettatisi l'un nelle braccia dell'altro, quasichè si fossero già confidati paure e segreti, sclamarono insieme:—Povero Fuoco!—Povero Bino!

Fuoco trasse dal giustacuore lo scritto di Pardo e lo presentò all'amico, ma Bino senza nemmen leggerlo strinse con fratellevole violenza la mano del giovane e disse: