—Suvvia, dottore, ho deciso di propor voi a rettore… e lo farò.
—No, duca… lo vieto!
—Dottor Cipriano… non permettetevi più oltre l'opposizione. Ho deciso.
—Duca… perdonate… giacchè lo volete… obbedisco.
—Fra tre mesi Cipriano Giaracà sarà rettore in Catania!
Chi avesse potuto in quel punto scrutare attraverso il petto nel cuore di Cipriano v'avrebbe scorta facilmente una gioia violenta appunto perchè nascosta, la quale commovevagli tutta la persona e gli metteva ne' pensieri un senso nuovo di tripudio e fiducia. La dignità a lungo vagheggiata eragli omai offerta, anzi imposta; il preside dell'accademia della piccola Modica avrebbe presto occupato il seggio universitario! Di tutto questo bollore, nulla però trasparì sul viso al dottore; che, come sempre, freddo ed immobile, inchinò il diplomatico, mormorando il solito ritornello:
—Duca, troppo onore!
Il duca sorrise di compiacenza, e già s'alzava, allorchè uno strano gridío scoppiato a poca distanza dalla villa lo percosse, arrestandolo meravigliato. Il preside, spaurito, corse alla finestra, spalancolla, traguardò fra i salici e le palme del giardino, tese l'orecchio e ascoltò. Lontano si gridava Viva Italia, ma a poco a poco tutto tacque e la finestra fu rinchiusa.
VI.
Nel mentre Giaracà attendeva al Zango il duca ***, in una povera stanzuccia d'una casa poverissima di Modica, Luchino impazientiva pel ritardo di giovani aspettati. Un fascio di lettere gli stava innanzi su d'una zoppa tavola, un piccolo valigiotto era appeso ed una pistola luccicava sul lettuccio. L'amico di Polo sembrava oltremodo agitato, ed il respiro gli si fece più libero solo allorquando l'uscio s'aprì e cinque individui comparvero. Vestivano tutti da viaggio, ed appena entrati abbracciarono stretto Luchino carezzandolo con giovanile effusione.