Così dicendo, pose in mano a Giano una borsa di danaro. Egli s'inchinò, e partì.
La persona che sopraggiungeva nel salotto era il principe Rizzi. S'incontrò sulla soglia con Giano, e scambiò con esso uno sguardo d'intelligenza, poi si avanzò verso la moglie.
Essa era raggiante di gioia.
—Principessa!… diss'egli salutandola con ironica cerimonia.
—Voi, signore!
—Vi trovo assai lieta.
—E cercate indagarne la cagione, non è così, signore?
—È una prova dell'interesse che m'ispira la mia nobile sposa!
—Io sono avvezza a questo spionaggio di ogni ora, di ogni momento, che mi circonda e mi ravvolge, e investiga i moti più riposti del mio cuore. Questa volta, o mio signore, io voglio risparmiarvi la pena. Voi cercate di conoscere la causa della mia gioia, ed io ve la dirò. Sì, o signore, fra i giovani insorti, fra i campioni della rivoluzione, vi era un uomo che mi era caro, sì, caro più d'ogni altra cosa al mondo. E questo affetto, vedete, io io confesso a fronte alta, senza l'ombra della vergogna!
—Io ammiro la vostra franchezza, il vostro coraggio!