—Ebbene, o signore: questo giovane, che voi avete perseguitato, inseguito con accanimento, adesso è in salvo, è libero come son libere le nubi dell'aria. Ne ho avuta la certezza or ora. Egli è al sicuro dalle vostre persecuzioni: a meno che non vogliate andare a raggiungerlo fino a Firenze.

Il principe non rispondeva una sillaba. Solamente guardava la moglie con un'espressione infernale di dileggio.

—Tra noi, proseguiva essa, si era impegnata una partita, ed io l'ho vinta; il trionfo è mio, ecco perchè mi vedete lieta. Siete pago della spiegazione?

Il principe seguitava a tacere, e a guardarla in modo beffardo.

—Mi guardate e ridete! esclamò essa, atterrita suo malgrado dall'insistenza di quello sguardo diabolico. Perchè quel riso infernale? Esso mi spaventa e mi agghiaccia. Parlate, parlate, in nome di Dio!

In quel momento s'intesero delle acute grida al di fuori, e una voce di donna che proferiva queste parole:

—Lasciatemi!… voglio vederla!… voglio parlarle!…

—Quali grida!

Un servo entrò nella stanza, e disse alla principessa, che una donna si era presentata come una forsennata al palazzo, gridando di volere ad ogni costo parlare colla signora, e che essendole stato negato l'ingresso, era andata fuori di sè, tanto che i servi non poterono più trattenerla.

Infatti quella donna giunse quasi subito sulla soglia del salotto.