La principessa la riconobbe: era Maria Tognetti.

Maria si lanciò ai piedi della signora.

Il principe le guardò entrambe sempre ridendo, ed uscì.

—Maria, buona Maria, vieni! che ti è accaduto?

Così disse la principessa, quando fu sola colla povera donna, rialzandola, e accogliendola amorosamente fra le proprie braccia.

—Signora… soggiunse Maria con parole interrotte da spessi singhiozzi. Mio figlio… mio figlio è carcerato! sarà condannato!… Oh Dio! voi sola potete aiutarmi!

—Mio Dio! calmati, siedi, raccontami tutto.

—Io credeva che Gaetano fosse fuggito; aspettava una sua lettera di giorno in giorno… e questa lettera non veniva mai! Mi è venuto il dubbio che fosse carcerato!… Sono andata a tutti i tribunali, a tutte le carceri: tutti mi rispondevano che non sapevano nulla, che il nome di mio figlio sui registri non v'era. Io aveva cominciato a persuadermi ch'egli fosse in salvo, e aspettava, aspettava sempre che mi scrivesse. Questa mattina finalmente viene a trovarmi uno che è uscito dalle Carceri Nove, e mi dice che mio figlio è là dentro… là dentro, mia signora! processato per l'affare della caserma Serristori, e corre pericolo di essere condannato a morte!… Ahi signora, signora mia! voi sola potete salvarlo. Per l'amor di Dio, per le piaghe del Signore, per l'amore che portate al figlio vostro, salvate, salvate il mio povero figlio!…

Così dicendo. Maria s'inginocchiò nuovamente.

—Maria, alzatevi! tranquillatevi, per pietà! soggiunse la principessa. Tutto quanto io potrò fare lo farò; oh sì, spero di riuscire. Calmatevi, calmatevi, Maria.