—Ed egli non ha indovinato che le mie premure, il mio affetto, avevano una sorgente pura, innocente, santa?
In quel momento qualcuno bussò alla porta. La dama abbassò il velo.
—Eccolo, esclamò Maria, deve esser lui, signora!
E andò ad aprire.
Entrò un bel giovane che di poco aveva passati i vent'anni, ma dall'aspetto maschio, virile, superiore all'età. I lunghi capelli neri, sciolti con pittoresco disordine, lo sguardo di fiamma, la fisonomia ispirata, l'abito negletto eppure elegante, tutto in lui rivelava a prima veduta un'artista.
Infatti il giovane Curzio Ventura era un valente scultore. L'occhio esercitato fin dall'infanzia sui preziosi avanzi dell'arte antica, racchiusi in quel vasto museo che si chiama Roma, la vocazione naturale, l'istintiva intuizione del bello, avevano abbreviato il suo tirocinio; ed egli già plasmava nella creta le ideali creature della sua mente, quando i suoi coetanei, modellavano gli studi dell'accademia.
—Curzio! esclamò Maria.
—È lui! gridò la principessa, e rialzò il suo velo.
Il giovane scultore, senza badare alla dama, chiese tutto frettoloso a
Maria:
—Gaetano? Dov'è Gaetano?