Appena fu partito il figlio, Maria accorse accanto alla donna, dicendole:

—Perdonate, signora!

Questa rispose con un'amichevole stretta di mano, poi dopo aver guardato intorno, per assicurarsi ch'ella era sola con Maria, alzò il velo nero che le copriva il volto.

La principessa Rizzi ch'era dessa, era una donna, che sebbene avesse varcato il limite dell'età giovanile, conservava tutto il prestigio di una possente bellezza. La sua statura elevata, le forme statuarie, le trecce d'ebano, gli occhi eloquenti, il profilo veramente romano formavano un insieme che destava l'ammirazione, e imponeva il rispetto.

Gli anni non avevano recata una ruga su quella fronte maestosa, quelle labbra incantevoli conservavano tutta la freschezza dell'adolescenza.

—Perdonate! proseguiva Maria. In questi momenti io sono tanto angustiata! Sto in pena per la vita di mio figlio.

—Buona Maria! soggiunse la principessa. Il mio cuore comprende le angoscie del tuo: pel cuore non v'è distinzione di gradi sociali: il cuore delle madri è sempre lo stesso, lo ti trovo tremante per la vita di tuo figlio, e io venni appunto, perchè anch'io temo per la sicurezza del figlio mio. È necessario che io lo veda.

—Egli deve venir qui fra poco, rispose Maria. Ha un appuntamento con
Gaetano.

—Povera Maria! riprese la principessa prendendola per mano. Tu fosti una seconda madre pel mio Curzio; tu gli hai dato il tuo latte, gli hai prodigate le tue cure. Quanto debbo esserti riconoscente! Ma dimmi: egli ignora sempre chi sia la madre sua?

—Sempre. Io gliel'ho tenuto occulto questo segreto, come voi mi avete imposto.