—Voi non vorrete, figliuolo, interruppe il giudice, non vorrete perdere il merito della vostra confessione spontanea con delle restrizioni inopportune. Voi dunque volete dire che operaste nella rivolta qualche fatto speciale, non è così?

Monti esitava ancora a rispondere, e il giudice ripigliò, con sembiante d'amorosa sollecitudine:

—Io già lo so, vedete, so tutto. Solamente desidero di sentirlo dalla vostra bocca, per procacciarvi il frutto della confessione. Da bravo… pensate ai vostri figliuoli! Dite dunque, qual'è il fatto che fu perpetrato da voi? ditelo pure liberamente: non temete che debba mancarvi la grazia per quanto enorme sia il vostro misfatto. La clemenza del Santo Padre non conosce confini. Coraggio figliuolo: anche una parola, e tutto è finito. Qual'è questo fatto? dite.

E tanto andò innanzi l'astuto, uso a strappare dagli inquisiti la confessione di falli veri e non veri, con quella sorta di tortura morale, tanto insistè nelle fallaci esortazioni, che il povero Monti, perduto, smarrito, preso come si dice col laccio alla gola, lasciò sfuggire quelle fatali parole:

—La mina!

Il giudice Marini ebbe appena intesa quella voce, che l'afferrò a volo tutto giulivo.

—Ecco, pensò fra sè, il bandolo della matassa; costui è uno dei rei principali! costui è destinato ad essere il capro espiatorio della insurrezione! Questo processo mi procaccerà onore immortale!

Formulate in un baleno queste conclusioni, l'inquisitore si volse alla vittima destinata fino da quel momento al supplizio, e con un sorriso di benigno incoraggiamento sulle labbra, gli disse:

—Proseguite, figliuolo, dite pur tutto; guardate l'immagine di Nostro Signore Gesù Cristo che col suo esempio vi esorta alla mansuetudine, e fate un atto di vera contrizione; raccontatemi la cosa in tutti i suoi particolari.

Poi, precorrendo alle risposte di Monti, si volse impaziente al cancelliere dicendogli:—Scrivete, scrivete: egli confessa di aver fatta rovinare la caserma Serristori, mediante una mina accesa di sua propria mano, con deliberato proposito di cagionare la morte di tutti quanti i prodi difensori della Santa Sede, e della santissima religione.