Essa allora si accinse a parlare, e alzò gli occhi da terra. Lo vide, appena che riconobbe il prelato, non ostante le mutate vesti e il tempo trascorso. Rabbrividì; avrebbe voluto fuggire, ma il pensiero del marito, la cui vita pendeva forse dalla volontà di quell'uomo, l'arrestò. Si provò di parlare, ma la sua lingua incollata al palato non poteva articolare un accento.

Lucia stava immobile, quasi istupidita: monsignore si degnò finalmente di volgere il capo dalla sua parte; la guardò, la squadrò dalla testa ai piedi, poi disse in tuono di benigna clemenza:

—Che volete, buona donna?

Ella si sforzò allora di pronunciare qualche parola, e riuscì a stento a balbettare:

—Mio marito… si trova… in prigione…

—Chi siete voi? chiese il prelato, mirandola cogli occhi socchiusi come fanno i miopi.

—La moglie… di Giuseppe Monti.

—Ahimè! fece monsignore con una smorfia; mi dispiace per voi, povera donna, ma non so mica come vostro marito potrà cavarsela. Uhm! si tratta di lesa maestà in primo grado. L'ha fatta grossa quel Monti. Voi dunque siete sua moglie!… Avvicinatevi; avete figli?

—Tre, eccellenza.

—Guardate, se un padre di famiglia deve cospirare contro il suo legittimo sovrano!… E voi, non vi siete mai accorta dei raggiri, delle male pratiche di vostro marito?