—Di andare alla morte… Ma, Dio buono, sicuro; credete che si possa impunemente ribellarsi al proprio sovrano, al padre amoroso dei fedeli?

—Ah Dio! credo di divenir pazza… non lo dica, eccellenza… pensi che abbiamo tre figliuoli… tre fanciulletti innocenti… che non hanno colpa di nulla…

—E che cosa ci posso fare io?… Egli doveva pensarci, prima di mischiarsi nelle cospirazioni della setta. Adesso l'ha fatta: la pagherà.

—Dio mio!

Lucia si mise le mani congiunte sul seno, dove aveva sentita una fitta acutissima che le toglieva il respiro, sentì piegarsi le gambe, e stette lì lì per cadere.

Ma in quel momento il suo sguardo si volse sulla faccia del prelato. Essa lo vide guardarla con un sogghigno beffardo, nel quale stava dipinta tutta la diabolica gioia di un uomo che si beava all'aspetto di tanta sventura. Lucia comprese la crudeltà di quello scellerato, e non volle dargli un ultimo piacere coll'aspetto della sua debolezza. Richiamò gli spiriti attivi dell'anima con un supremo sforzo di energia. Indietreggiò come inorridita, si coperse la faccia colle mani, e fuggì correndo da quella casa abbominata.

XXI

Il giudice processante.

Erano pochi minuti dacchè Lucia Monti aveva lasciato il palazzo di monsignor Pagni quando si presentò nelle anticamere del prelato il giudice processante Marini, chiedendo udienza. Gli fu risposto che monsignore per quella mattina non voleva ricevere nessuno.

Il giudice guardò in aria furbesca il cameriere che gli parlava, mise la mano destra in una saccoccetta del suo panciotto nero, la cavò fuori carica di un bel mezzo scudo d'argento, e con quella strinse la mano del cameriere, dicendogli a mezza voce: