—Galantuomo, fatemi il piacere di dire a sua eccellenza reverendissima che il giudice Marini ha bisogno di parlarle, per un affare urgentissimo, che non ammette proprio dilazione.
—Vossignoria sarà servita all'istante, riprese il cameriere vinto da quei bei modi.
E dopo di essere entrato nelle stanze di monsignore, rientrò spalancando la porta, e dicendo:
—Entri, illustrissimo signor giudice.
—S'accomodi. Che cosa desidera? disse monsignore colla solita aria di protezione, lasciando in piedi Sua Signoria illustrissima, mentre egli se ne stava mezzo sdraialo sulla sua poltrona.
—Domando perdono a vostra eccellenza reverendissima, se riesco importuno in questo momento. Così esordì Marini, stando colla schiena curva e il collo piegato sull'omero destro, e tenendo il cappello con ambe le mani sopra la pancia.
—Dica, dica pure quello che ha da dirmi; purchè faccia presto. Questa mattina ho un mondo di cose da sbrigare, e mi piovono le noje.
—Io sono, come vostra eccellenza sa benissimo, l'istruttore del famoso processo…..
—Di lesa maestà.
—In primo grado. Non le dirò le fatiche, i sudori indefessi, le notti vegliate che mi costa questa causa. Io conosco tutta l'importanza della mia missione; non risparmio travagli, non mi arresto innanzi agli ostacoli. E…. posso dire, con qualche orgoglio (e qui accompagnò le sue parole con un risolino modesto) che la mia operosità fu già coronata da un certo successo. Uno dei punti più tenebrosi del processo, mercè le mie cure, è venuto in chiaro; quello che riguarda la mina della caserma Serristori. E su questo punto, eccellenza, sono stato proprio fortunato, perchè mi è riuscito di ottenere da uno dei rei principali la genuina confessione del fatto. Giuseppe Monti ha confessato il delitto ne' suoi più minuti particolari.